Scontro con il nazionale dopo la diffida: “Atto illegittimo, non c’è nello statuto”
Scontro aperto all’interno dell’ANPI. La sezione Napoli Zona Orientale “Aurelio Ferrara” alza la voce contro il commissariamento deciso a inizio anno e chiede l’immediato annullamento del provvedimento, definito “illegittimo”.
A rappresentare la protesta è il presidente della sezione, Francesco Specchio, che attraverso i suoi legali ha inviato una dura risposta alla diffida ricevuta dall’ANPI nazionale lo scorso 24 febbraio.
Tutto parte dal 2 gennaio 2026, quando la segreteria nazionale dell’ANPI dispone il commissariamento della sezione napoletana, nominando come commissario Salvatore Ivone. La decisione viene poi ratificata ufficialmente il 9 gennaio dal comitato nazionale.
Alla base del provvedimento ci sarebbero presunte violazioni dello statuto, in particolare per la pubblicazione su Facebook di contenuti ritenuti in contrasto con la linea dell’associazione e lesivi della sua immagine.
La risposta della sezione non si è fatta attendere. Già il giorno successivo al commissariamento, il 3 gennaio, è stato presentato un primo ricorso in autotutela, seguito da una seconda istanza il 16 gennaio tramite legale.
Secondo il professor Specchio e i suoi difensori, però, il punto centrale è uno: il commissariamento non sarebbe previsto dallo statuto dell’ANPI. “Non esiste alcuna norma che consenta lo scioglimento o la sospensione degli organi democraticamente eletti”, sostengono i legali. Per questo motivo, l’intero provvedimento viene definito “privo di base giuridica”.
Il 24 febbraio arriva la diffida dell’ANPI nazionale, che intima ai membri della sezione di: cessare ogni attività in nome dell’associazione, anche sui social non utilizzare il logo ANPI consegnare sedi, beni e documenti al commissario. Ma la risposta è netta: la sezione contesta tutto e rilancia, ribadendo che il commissariamento è illegittimo e non può produrre effetti.
Il caso rischia ora di trasformarsi in uno scontro più ampio, che potrebbe avere conseguenze anche sul piano legale e politico interno all’associazione. Al centro della disputa non c’è solo una questione locale, ma un tema più grande: fino a che punto un’organizzazione può intervenire sulle sue strutture territoriali senza una chiara previsione statutaria? La partita è ancora aperta. E il confronto, a quanto pare, è appena iniziato.
CiCre
