Dopo la scossa più forte degli ultimi 40 anni e la chiusura del porto di Pozzuoli, sale la protesta contro i Grandi Eventi e i tagli alla sicurezza del territorio
Sono le 19:46 del 31 luglio quando la terra torna a tremare con violenza devastante nell’area flegrea. I sismografi dell’Osservatorio Vesuviano registrano una scossa di magnitudo 4.7 a soli 3 chilometri di profondità nell’area della Solfatara di Pozzuoli, seguita alle 22:00 da una seconda forte replica di magnitudo 3.8 nel Golfo di Pozzuoli. Si tratta dell’evento sismico più intenso da quando è attivo il monitoraggio strumentale continuo. I danni e i disagi sul territorio tracciano il quadro di un’emergenza reale.
Feriti e crolli: Si contano dieci feriti (otto trasportati in pronto soccorso in codice giallo). A Pozzuoli si registrano il crollo di due palazzine disabitate, il distacco della facciata di un edificio in via Pergolesi con macerie cadute sulle auto in sosta, e molteplici cedimenti di cornicioni e intonaci tra Pozzuoli e Bagnoli.
Blackout e trasporti fermi: Il crollo parziale di un traliccio dell’alta tensione ad Agnano lascia al buio ampi quartieri di Napoli, da Fuorigrotta ai Colli Aminei. RFI ed EAV sospendono cautelativamente la circolazione ferroviaria (Alta Velocità, Intercity, Regionali, Cumana e Circumflegrea) per le necessarie verifiche tecniche.
Banchine spaccate e isole isolate: In serata la Capitaneria di Porto di Pozzuoli ordina la chiusura dello scalo flegreo a causa di profonde spaccature sulla pavimentazione delle banchine, cancellando oltre 40 corse giornaliere verso Ischia e Procida proprio alla vigilia del weekend di agosto.
I Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Napoli attivano i Centri Operativi Comunali (COC) e aprono le aree d’accoglienza, ma dalla direzione dell’Osservatorio Vesuviano il monito è chiaro: l’accelerazione del suolo ha raggiunto picchi dell’80-90% nell’epicentro e lo sciame sismico è destinato a proseguire.
Il paradosso di un Paese che finanzia la guerra ma dimentica il territorio
Di fronte a un territorio vulcanico e sismico ad altissima densità abitativa che manifesta da anni segnali d’allarme sempre più evidenti, la risposta della politica evidenzia un cortocircuito drammatico tra la realtà dei bisogni dei cittadini e la destinazione delle risorse pubbliche.
Da un lato assistiamo all’approvazione immediata di ingenti finanziamenti destinati al riarmo, alle spese militari e alla gestione dei conflitti, oltre che alla corsa alle nomine commissariali per allestire i cantieri e le vetrine della Coppa America a Bagnoli, a beneficio di comitati d’affari e speculazione turistica.
Dall’altro lato, la ricerca scientifica, il monitoraggio geologico, il riassetto idrogeologico e il consolidamento dell’edilizia pubblica e privata nei Campi Flegrei continuano a procedere a rilento, dovendo fare i conti con fondi ordinari del tutto insufficienti rispetto al rischio effettivo.
RICONVERTIRE LE RISORSE DALLA SPESA BELLICA ALLA PREVENZIONE
Sfiorare magnitudo 5 significa avvicinarsi pericolosamente alla soglia in cui la tenuta strutturale degli edifici e delle vie di fuga viene messa a dura prova. Non si può continuare ad attendere l’evento tragico affidandosi unicamente al lavoro d’emergenza della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco. Chiediamo un’inversione di rotta immediata e non più rinviabile:
Stop immediato ai fondi per il riarmo e la guerra: Dirottare le risorse destinate all’incremento della spesa militare e alle missioni belliche verso un Fondo Nazionale Permanente per la prevenzione dei rischi naturali e la sicurezza del suolo.
Blocco della Coppa America a Bagnoli: Sospendere ogni cantiere ed evento speculativo legato alla manifestazione velica. I fondi pubblici stanziati vadano subito a un Piano Straordinario di Consolidamento Antisismico per le abitazioni, le scuole e le infrastrutture primarie di Pozzuoli, Bagnoli, Fuorigrotta e Bacoli.
Sostegno alla Ricerca e al Riassetto Idrogeologico: Garantire risorse certe e continuative all’INGV e all’Osservatorio Vesuviano per lo studio della caldera flegrea, avviando contestualmente interventi urgenti per la messa in sicurezza dei costoni rocciosi, delle montagne a rischio frana e dei nodi infrastrutturali essenziali (come le reti elettriche e il porto flegreo).
Servizi sociali e piani di evacuazione reali: Predisporre vie di fuga realmente percorribili, potenziare i trasporti pubblici e garantire assistenza economica e psicologica alle famiglie che vivono da anni sotto lo stress costante del bradisismo.
La terra dei Campi Flegrei ha inviato l’ennesimo, fortissimo avvertimento. Continuare a finanziare le armi, la guerra e le passerelle d’élite mentre il suolo sotto i piedi dei cittadini si spacca non è solo una scelta politica sbagliata: è una precisa responsabilità morale di fronte alla vita delle persone.
