Ignorata la prevenzione, la speculazione minaccia 200mila abitanti.
La forte scossa di terremoto di magnitudo 4.7, registrata nella serata di venerdì 31 luglio, ha ripiombato i Campi Flegrei nella paura.Il bilancio provvisorio parla chiaro: 150 nuclei familiari evacuati per un totale di circa 300 persone sfollate, tutte residenti nel comune di Pozzuoli. Un numero destinato a mutare nelle prossime ore, come confermato dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, a margine della riunione d’urgenza tenutasi in Prefettura: i controlli sulla staticità degli edifici sono tuttora in corso.
Attualmente, 50 unità dei Vigili del Fuoco lavorano senza sosta per le verifiche speditive. Dalla notte della scossa sono stati effettuati oltre 50 interventi, ma la lista d’attesa ne conta ancora decine da smaltire in base alle priorità di sicurezza. Per chi ha dovuto lasciare la propria casa, la strada tracciata dalle autorità prevede il Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS) o la sistemazione temporanea in strutture alberghiere, con un tavolo di coordinamento aperto con Federalberghi. Contestualmente, le forze dell’ordine hanno potenziato i presidi stradali e attivato un piano anti-sciacallaggio per proteggere le abitazioni lasciate vuote.
Mentre il porto di Pozzuoli riapre dopo la chiusura cautelativa della notte, sul territorio è arrivato il Ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci. Durante il sopralluogo al Centro Operativo Comunale (COC) di Monterusciello — a cui hanno preso parte anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il prefetto Di Bari, l’assessora regionale Fiorella Zabatta e il sindaco di Pozzuoli Gigi Manzoni — il ministro ha annunciato il varo imminente di un nuovo decreto-legge per l’area flegrea.
Un provvedimento d’urgenza che dovrebbe stanziare nuove risorse per sostenere la popolazione colpita dal bradisismo. Ma tra la gente del posto, alle promesse della politica si sostituisce un sentimento ormai diffuso: la rassegnazione che cede il passo alla rabbia.
L’attacco dell’Assemblea Popolare di Bagnoli: “Lo Stato arriva solo a contare i danni”
A dare voce all’indignazione del territorio è un duro e articolato comunicato dell’Assemblea Popolare di Bagnoli, che chiama la popolazione alla mobilitazione e attacca frontalmente la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni.
“Un’altra scossa tremenda: cosa deve succedere ancora perché si intervenga per la sicurezza del territorio? È successo di nuovo. A distanza di due anni dalla prima forte scossa, la paura è tornata ad morderci,” si legge nella nota diffusa dagli attivisti. “Una scossa violentissima che solo per un’ennesima e fortunata coincidenza non ha causato vittime o feriti gravi. Mentre siamo ancora impegnati ad aiutare amici e vicini in difficoltà, il tempo della riflessione lascia il posto a quello della rabbia”
Gli attivisti sottolineano come da due anni si chiedano interventi strutturali e preventivi che non sono mai arrivati: Un piano concreto per la messa in sicurezza degli edifici; Indagini approfondite sui suoli (esigenza drammaticamente confermata dal crollo ai Gerolomini); una vera pianificazione della macchina dei soccorsi.
“Ieri notte l’unica area di accoglienza attiva era quella dell’ex Base NATO: una struttura messa in moto solo grazie alla determinazione degli abitanti di Bagnoli che due anni fa forzarono i cancelli per trovare un riparo sicuro”.
L’accusa verso la classe politica è diretta e senza sconti: “politica e istituzioni continuano a dire di ‘monitorare le conseguenze’, ignorando del tutto la prevenzione e la necessità di investimenti a monte. In questa assenza scellerata, migliaia di persone — soprattutto a Pozzuoli — si ritrovano sole a raccogliere i cocci, a cercare riparo da parenti o amici. L’unica ‘soluzione’ che ci viene offerta è l’arte di arrangiarsi. Lo Stato sa solo arrivare a cose fatte, per contare i danni e mostrare scuse”
Nel comunicato emerge anche la denuncia contro i rischi di speculazione economica sul dramma del bradisismo: “I Campi Flegrei sono sotto un attacco speculativo senza precedenti. L’interesse non è per le 200 mila persone che abitano questo territorio, ma per le opportunità economiche che arricchiranno i soliti pochi”.
La nota si chiude con un appello alla resistenza e alla lotta collettiva: “noi a tutto questo non ci stiamo. La comunità flegrea è una comunità resistente. Oggi è il giorno della solidarietà reciproca, ma da domani sarà quello dell’organizzazione e della protesta. Qui siamo nati e qui vogliamo vivere: i Campi Flegrei resistono!”.
Ciro Crescentini
