Mentre i cittadini convivono con i terremoti, lo Stato spende milioni per le barche da corsa. Fermiamo questa follia
Mentre si accendono i riflettori internazionali sulla decisione di ospitare le regate dell’America’s Cup nel Golfo di Napoli, sull’area di Bagnoli e sull’intera caldera dei Campi Flegrei cala l’ennesima cortina di fumo. La narrazione ufficiale parla di “riscatto”, “volano economico” e “svolta storica per la bonifica”. Ma grattando sotto la superficie delle sfilate e dei comunicati stampa, la realtà che emerge è ben diversa: è la storia di un territorio ad altissimo rischio, di promesse mancati e di un’ipocrisia di Stato che continua a scaricare le proprie contraddizioni sui cittadini.
La beffa della bonifica: dalla rimozione al “tombamento”
Per trent’anni alla popolazione locale è stato garantito che la colmata a mare — l’enorme piattaforma di veleni industriali ereditata dall’ex Italsider — sarebbe stata completamente rimossa per restituire il mare e la linea di costa originale a Pozzuoli e Bagnoli.
Oggi, con la fretta imposta dai grandi eventi, la ricetta tecnica è cambiata: la colmata non si rimuove più, si tomba. Si sigilla e si ricopre. Un intervento di messa in sicurezza superficiale presentato come soluzione d’avanguardia, ma che nei fatti rischia di cementificare definitivamente una ferita ambientale, sacrificando la vera bonifica e la salute del litorale sull’altare dei tempi ristretti e dei budget d’emergenza.
L’ipocrisia del “chi ve l’ha fatto fare di costruire sul vulcano?”
Quando il bradisismo torna a far tremare la terra e si parla di sicurezza, emerge puntuale una narrazione odiosa: quella che colpevolizza i residenti per aver “costruito sopra un vulcano attivo”.
Un’argomentazione che crolla di fronte alla storia. Chi ha colonizzato per primo i Campi Flegrei? È stato lo Stato. È lo Stato che ha deciso di insediare il gigante siderurgico a Bagnoli. È lo Stato che ha realizzato a Fuorigrotta lo Stadio Maradona per 80 mila persone. È lo Stato che ha stabilito a Pozzuoli la prestigiosa Accademia Aeronautica, che ha costruito complessi universitari e ospedalieri e che per oltre mezzo secolo ha ospitato nel cuore della caldera il comando supremo della NATO.
Se le istituzioni civili e militari più importanti del mondo si insediano in un territorio, quale messaggio si invia ai cittadini se non quello che quel territorio è legittimato, servito e sicuro?
Un rischio inaccettabile: perché la Coppa America va fermata
Oggi, mentre la terra bradisismica continua la sua spinta e la popolazione convive con sciami sismici quotidiani e l’incertezza dei piani di evacuazione, si sceglie di concentrare sforzi logistici, uomini e centinaia di milioni di euro su un mega-evento sportivo. Non si tratta di essere “contro lo sport” o “contro il progresso”. Si tratta di senso della realtà e gestione del rischio.
La sicurezza prima del panico: In una zona a rischio sismico e vulcanico, sommare alla popolazione residente decine di migliaia di turisti e spettatori significa sovraccaricare un sistema viario e di fuga già strutturalmente critico. Gestire un’eventuale emergenza o anche solo il panico da folla in queste condizioni è un azzardo ingiustificabile.
Priorità di spesa stravolte: È eticamente e politicamente inaccettabile trovare risorse, deroghe e velocità burocratica istantanea quando c’è da allestire una passerella mediatica globale, mentre i fondi per il consolidamento antisismico delle case private, per il riassetto idrogeologico, per la manutenzione delle infrastrutture e per la ricerca scientifica arrivano a contagocce.
La Coppa America nei Campi Flegrei non è un’opportunità: è una scelta pericolosa e sbagliata. In un territorio vulcanico attivo in “zona rossa”, il principio guida non può essere lo spettacolo, ma la massima cautela.
Le risorse pubbliche, la logistica e le energie istituzionali devono essere interamente dirottate dove servono davvero: sulla messa in sicurezza del territorio, sulla tutela delle abitazioni, sulla prevenzione del rischio idrogeologico e sul garantire una vita sicura a chi questo territorio lo vive ogni giorno.
I riflettori della Coppa America si spegneranno in qualche settimana; il vulcano e i problemi dei cittadini, purtroppo, resteranno esattamente dove sono.
Ciro Crescentini
