La Giunta Manfredi avvia il percorso per trasformare l’Azienda Speciale in società per azioni: il nodo del decreto Draghi, la scadenza del 2027 e le domande sul futuro della gestione idrica cittadina
La decisione della Giunta comunale di Napoli di avviare il percorso di trasformazione di ABC da Azienda Speciale a società per azioni apre una delle discussioni più importanti degli ultimi anni sul futuro del servizio idrico cittadino. Una scelta destinata a incidere non soltanto sull’organizzazione amministrativa dell’azienda, ma sul rapporto tra istituzioni, cittadini e gestione di un bene essenziale come l’acqua.
La delibera arriverà ora in Consiglio comunale, dove sarà chiamata al voto definitivo. Ma prima di una decisione che potrebbe cambiare profondamente l’assetto di ABC, sarebbe necessario un confronto pubblico approfondito, libero da semplificazioni e da rappresentazioni dell’inevitabilità.
Perché la domanda centrale è una sola: la trasformazione di ABC in Spa è realmente un obbligo imposto dalla legge oppure è una scelta amministrativa e politica?
La scadenza del 2027 non significa automaticamente la fine dell’Azienda Speciale
Uno degli argomenti principali utilizzati per sostenere la trasformazione riguarda la scadenza dell’attuale affidamento del servizio idrico. Ma la scadenza di un affidamento non coincide automaticamente con la cancellazione del modello organizzativo esistente.
Il fatto che nel 2027 termini l’attuale rapporto di affidamento impone certamente una valutazione sul futuro della gestione, ma non chiarisce da solo quale debba essere la forma giuridica più adeguata. La questione è stata oggetto di interpretazioni diverse anche in ambito accademico. Alcuni autorevoli studiosi hanno sostenuto che il quadro normativo non comporterebbe necessariamente l’obbligo di trasformare un’Azienda Speciale in società per azioni.
Se esistono letture giuridiche differenti, allora non si può liquidare il tema sostenendo che la trasformazione sia una conseguenza automatica e inevitabile.
Il nodo dell’articolo 14 del decreto legislativo 201 del 2022
Il principale riferimento normativo richiamato riguarda l’articolo 14 del decreto legislativo n. 201 del 2022, il cosiddetto decreto sui servizi pubblici locali.È proprio su questa norma che si concentra il confronto. Chi sostiene la trasformazione ritiene che, trattandosi di un servizio pubblico locale a rete, il modello dell’Azienda Speciale non sia più utilizzabile e che la società in house rappresenti la soluzione più sicura.
Chi difende ABC Azienda Speciale evidenzia invece che la questione presenta profili interpretativi complessi e che non può essere ridotta alla semplice affermazione secondo cui “la legge obbliga a trasformare”.
Il punto politico, allora, è un altro: se il legislatore non ha imposto una trasformazione automatica e se esistono interpretazioni diverse, perché scegliere proprio oggi di modificare il modello che Napoli aveva individuato per garantire una gestione pubblica dell’acqua?
Perché cambiare un modello che garantisce il controllo pubblico?
ABC Azienda Speciale rappresenta un’esperienza particolare nel panorama italiano. È un ente pubblico, senza azionisti, senza distribuzione di utili e nato con l’obiettivo di garantire che il servizio idrico fosse gestito come bene comune.
La trasformazione in Spa, anche qualora restasse interamente pubblica e sotto il controllo comunale, rappresenta comunque un cambiamento profondo: si passa da un ente strumentale del Comune a una società di capitali disciplinata dal diritto societario.
Per questo è legittimo chiedere: quale vantaggio concreto produce questa trasformazione per i cittadini? Miglioreranno le tariffe? Aumenteranno gli investimenti sulle reti? Diminuiranno le perdite idriche? Ci saranno più garanzie per lavoratori e utenti? Sono queste le domande alle quali occorre rispondere.
La trasparenza prima della decisione
Una scelta di questa portata non dovrebbe essere vissuta come un passaggio tecnico riservato agli addetti ai lavori. L’acqua riguarda tutti. Prima del voto del Consiglio comunale sarebbe opportuno promuovere un confronto pubblico, coinvolgendo esperti di diritto pubblico, associazioni e cittadini.
Non perché ogni trasformazione sia necessariamente sbagliata, ma perché una modifica così importante richiede una motivazione forte, chiara e condivisa. La domanda finale è semplice: se ABC Azienda Speciale può ancora garantire una gestione pubblica, perché abbandonare questo modello? E, al contrario: se la trasformazione in Spa è davvero indispensabile, quali sono gli elementi tecnici che dimostrano che sarà migliore per Napoli e per il servizio idrico?
Il futuro di ABC non può essere deciso soltanto sulla base di un adempimento amministrativo. Serve una scelta consapevole, perché l’acqua non è soltanto una rete di tubazioni: è un diritto collettivo e una responsabilità pubblica.
Ciro Crescentini
