Parole d’autore – La “Campagna” dei Napoli Centrale e quei mondi sconosciuti

Relegarsi al “mondo migliore” perché unicamente conosciuto è facile, delegittima le proprie responsabilità, e annacqua il proprio sapere. Perché è importante iniziare a relegarsi ai “mondi peggiori”

Ma chi zappa chesta terra pe’ nu muorz’ ‘e pane niro  ca ‘a campagna si ritrova  d’acqua strutt’ e culo rutto”, ma ‘a campagna è “cchiù bella pe’ ‘o padrone ca se renghie ‘e sacche d’oro e ‘a padrona sua signora ca si ‘ngrassa sempre cchiù”. Queste sono le parole, a ordine invertito, di un brano, “Campagna”, che ha fatto storia nella Napoli, ma anche nell’Italia, del 1975 messa in circolazione dal sassofono del maestro James Senese, con testo di Franco Del Prete, entrambi facenti parte dell’ensemble dei Napoli Centrale, insomma gli Area partenopei se vogliamo, senza iperboli forzate, ovviamente. Nel pezzo, che fonde jazz, fusion, prog, cultura, vi è la presentazione di due mondi divisi: quello del padrone e del contadino, costretto al lavoro della terra se “chiove o aiesce o sole”. L’uno che fatica e l’altro che magna.

L’ascolto, e la lettura, possono andare oltre al semplice significato politico di cui si riempie il brano in questione e si potrebbe giungere alla riflessione su/di un mondo, nel senso di un qualsiasi “mondo” conosciuto” che per quanto tali vengono scherniti, demonizzati, considerati in contesti prettamente piacevoli; tanto vale per la campagna, come in questo caso, tanto vale per le periferie, tanto per quartieri di una città qualsiasi. Relegarsi al “mondo migliore” perché unicamente conosciuto è facile, delegittima le proprie responsabilità, e annacqua il proprio sapere. È importante iniziare a relegarsi ai “mondi peggiori” per re-introdurre concetti di umana collettività, quali l’essere solidali:” La solidarietà dev’essere praticata in tempi difficili che spingono anche a rotture. Se viene abbandonata, vengono meno le condizioni minime della democrazia, cioè il riconoscimento reciproco e la pace sociale” (Rodotà in un’intervista sul Manifesto).

Ritornare al concetto di campagna è riportarsi a conoscere un mondo semplice, ma non per questo semplicistico, ricordare le periferie cittadine, e i centri “in provincia di”, ricordarsi, non per critica o per paura, di quartieri cittadini che non riguardino il centro, è riconoscere l’esistenza di un rapporto biunivoco tra le parti e, dunque, dell’esistenza di un tutto.

Vincenzo Perfetti
(Foto James Senese/Napoli Centrale-Facebook)

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