La riapertura di Villa Pignatelli, gioiello restituito ai napoletani

Uno degli esempi più belli di casa museo in Italia, chiuso per circa sei mesi per lavori di risistemazione. Il monumento si mostra al pubblico nella sua interezza, comprendendo anche la Sezione delle carrozze e dei finimenti

NAPOLI – Le festività natalizie appena trascorse hanno restituito alla città di Napoli uno degli esempi più belli di casa museo in Italia: Villa Pignatelli con il Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes. Chiuso per circa sei mesi per lavori di risistemazione, il monumento si mostra finalmente al pubblico nella sua interezza, comprendendo anche la Sezione delle carrozze e dei finimenti, esito di varie donazioni fatte da illustri privati nel Novecento, tra cui il marchese di Civitanova.

La residenza fu voluta da sir Ferdinand Acton, figlio del noto primo ministro borbonico John, in un’area verde limitrofa alla Villa Reale di Chiaia (oggi Comunale): al gusto del committente si lega chiaramente la peculiare configurazione del giardino con vialetti sinuosi e piante erbacee rare ed esotiche. Acquistata nel 1841 dal banchiere Rotschild, la villa fu ristrutturata prima da un ignoto architetto parigino, poi da Gaetano Genovese, autore nello stesso periodo del rinnovato Scalone di Palazzo Reale. Con l’Unità d’Italia l’edificio ed il suo giardino vengono ceduti al principe Diego Aragona Pignatelli Cortes, discendente sia del noto conquistador messicano Ferdinando, sia del napoletano Antonio Pignatelli, asceso al soglio pontificio sul finire del Seicento col titolo di Innocenzo XII. Il nuovo proprietario ordinò così un eclettico restyling della struttura che nel 1955 fu donata allo Stato italiano dall’ultima erede, Rosina.

Aggirando la neoclassica facciata principale ed entrando da quella posteriore, il visitatore si ritrova in un vestibolo sormontato da un oculo che permette suggestivamente di dare già uno sguardo verso il piano superiore. Il corpus di rappresentanza della residenza è formato dai tre salottini distinti in base al colore della tappezzeria: rosso, contenente specchi, angeli portacandelabri nonché un’ ”Allegoria dell’Architettura” sul soffitto, tela attribuita al napoletano Francesco Oliva; verde, con vetrine che custodiscono porcellane di Capodimonte e di altre prestigiose fabbriche europee (Meissen, Vienna, Limoges); azzurro, contraddistinto da un orologio francese del Settecento con le allegorie del Tempo e dell’Astronomia e da un pianoforte sul quale poggia un vaso cinese della dinastia Qing (primo Ottocento), dimostrazione del gusto filo-orientale della famiglia Cortes-Pignatelli. Altri ambienti degni di menzione sono la Sala da pranzo, con una tavola apparecchiata con un servizio della manifattura Bonneval di Limoges del 1830-40;la Biblioteca, inizialmente usata da Acton come “sala da bigliardo” e connotato da un ritratto di ignoto della regina Maria Carolina; il Salone da ballo con il suo annesso Salottino pompeiano le cui pareti si ispirano a quelle delle domus romane pubblicate da Francois Mazois in “Les Ruines de Pompèi”. Il piano superiore è forse la novità principale che il Museo oggi offre: perfettamente inalterato lo studio del principe, munito di una piccola libreria, di un camino e di uno scrittoio sopra il quale è posta una fotografia di papa Pio X. A completamento del percorso, invece, la toelette della principessa e altre sale ospitanti una mostra fotografica permanente dedicata, tra i vari temi, ad alcuni spaccati di Napoli dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

A pochi passi dalla villa, in due palazzine è allestita la sezione delle Carrozze e dei finimenti: qui si possono ammirare modelli di vetture regolarmente circolanti sino alla metà del Novecento: Phaeton, Victoria, MyLord, Clarence, ma anche Coupè e Brougham, che passarono da un iniziale uso privato per i nobili ad una successiva funzione pubblica. Molto ricca altresì la raccolta degli oggetti collegati all’uso, ormai invalso, di tale mezzo di trasporto: trombe (l’equivalente degli odierni claxon delle auto!), bilance, bilancini, stanghe e timoni per l’attacco dei cavalli. Sistemata nei pressi della sala delle portantine, una simpatica installazione multimediale dotata di touch-screen dove i più piccini possono divertirsi nel costruire pezzo dopo pezzo un modello di carrozza della Napoli ottocentesca.

Angelo Zito

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