Margherita Napolitano contesta il provvedimento e annuncia lo sciopero della fame. Oltre cento persone al presidio, avviata una raccolta firme per il reintegro
Un presidio di protesta si è svolto questa mattina davanti all’ospedale San Raffaele di Milano per chiedere il reintegro di Margherita Napolitano, coordinatrice della Rsu, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e storica delegata della Cub, licenziata con effetto immediato dalla direzione dell’ospedale. Lo slogan scelto dai manifestanti, “Giù le mani da Margherita”, ha accompagnato una mobilitazione che ha riunito lavoratori, sindacalisti e rappresentanti politici.
Secondo quanto sostenuto dalla sindacalista, il provvedimento sarebbe arrivato dopo anni di attività a tutela del personale sanitario. Napolitano afferma di aver promosso scioperi e iniziative di protesta per denunciare la carenza di organico, i turni di lavoro ritenuti insostenibili e il ricorso a cooperative per l’impiego di infermieri. Tra le iniziative intraprese figura anche la collaborazione con la trasmissione televisiva Report, che aveva realizzato un’inchiesta sulle criticità organizzative dell’ospedale, comprese le contestazioni relative alla qualità professionale di parte del personale infermieristico impiegato.
In risposta al licenziamento, la rappresentante sindacale ha annunciato l’avvio di uno sciopero della fame e di un presidio permanente davanti alla struttura sanitaria, dichiarando di essere pronta a rimanere sul posto anche durante la notte e ad incatenarsi fino a quando non verrà revocato il provvedimento.
«La vera ragione del licenziamento è che il nostro sindacato dà fastidio. Abbiamo denunciato la malasanità nella gestione degli ultimi mesi e speravamo che il cambio dell’amministratore unico portasse una svolta, ma finora non abbiamo visto una reale discontinuità», ha dichiarato Napolitano durante la manifestazione.
Alla protesta, organizzata da Usi Sanità, Cub Sanità Provinciale Milano e Cub Sanità San Raffaele, hanno preso parte oltre cento persone. Tra i presenti anche esponenti di Rifondazione Comunista, del Movimento 5 Stelle, delle Sardine, della Cgil e dei Cobas. Contestualmente è stata avviata una raccolta firme a sostegno del reintegro della sindacalista, mentre la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda.
Napolitano contesta inoltre la procedura seguita dall’azienda, definendo prive di fondamento le contestazioni disciplinari che hanno portato al suo licenziamento.
«Dall’azienda ho ricevuto soltanto la lettera di licenziamento e subito dopo mi è stato disattivato il badge. Non potevo nemmeno uscire dal parcheggio. Per questo abbiamo deciso di incatenarci e di iniziare uno sciopero della fame che proseguirà a oltranza, anche durante la notte, fino al reintegro immediato», ha affermato.
Dal canto suo, il San Raffaele ha giustificato il licenziamento sostenendo che le condotte contestate alla dipendente rappresenterebbero un grave inadempimento degli obblighi contrattuali e una violazione dei doveri di diligenza e fedeltà. Secondo l’ospedale, tali comportamenti avrebbero compromesso in maniera irreparabile il rapporto fiduciario, elemento considerato essenziale per la prosecuzione del rapporto di lavoro.
Alessandro Manna
