Nel mirino le procedure di selezione, mentre cresce la richiesta di conoscere criteri, graduatorie e responsabilità.
A Napoli il tempo delle risposte continua a essere rinviato. Mentre cresce l’indignazione sulle 187 assunzioni effettuate da Napoli Servizi attraverso l’agenzia per il lavoro Umana S.p.A., ciò che colpisce è il muro di silenzio che continua a circondarla.
Da settimane vengono sollevati interrogativi sulla trasparenza delle procedure, sui criteri utilizzati per la selezione del personale e sulla mancata pubblicazione degli elenchi completi dei candidati risultati idonei e degli assunti. Domande che, allo stato, attendono ancora risposte pubbliche ed esaustive.
Il silenzio attraversa trasversalmente il panorama politico cittadino. Dall’opposizione di centrodestra fino alle forze di sinistra e al Movimento 5 Stelle, nessuno ha presentato un interrogazione, chiesto chiarezza. Tra i nomi richiamati nel dibattito pubblico compare anche quello del consigliere comunale Catello Maresca, così come viene evocato il ruolo del sindaco Gaetano Manfredi, chiamato politicamente a esercitare la funzione di controllo sull’azienda partecipata dal Comune.
Al centro delle polemiche finisce anche il consigliere comunale Rosario Andreozzi, dipendente di Napoli Servizi. Un doppio ruolo che meriterebbe un approfondimento sul piano dell’opportunità istituzionale. Un ruolo ai limiti dei conflitti d’interesse.
A rompere il silenzio è stata soprattutto l’attività giornalistica de Il Desk, che ha dedicato numerose inchieste sulle modalità con cui sarebbero state condotte le selezioni, evidenziando elementi ritenuti meritevoli di ulteriori verifiche.
I numeri sono difficili da ignorare. L’operazione si articola in tre distinti momenti: un primo reclutamento di 22 lavoratori, nel quale sarebbero stati inseriti nello stesso avviso sia addetti alle pulizie sia figure amministrative di livello elevato; successivamente due selezioni affidate a Umana S.p.A., una per 70 addetti ai servizi scolastici e una seconda per 95 operatori destinati ai servizi di pulizia part-time.
L’assunzione di nuovo personale non rappresenta di per sé il problema. Napoli Servizi svolge attività essenziali e il rafforzamento dell’organico può essere una necessità concreta. Ciò che viene contestato riguarda invece la trasparenza delle procedure.
Le critiche si concentrano sulla ristrettezza dei tempi di pubblicazione degli avvisi, definiti da alcuni “bandi lampo”, e sulla limitata diffusione delle selezioni. Circostanze che hanno alimentato il sospetto, espresso da più parti ma non accertato, che le procedure possano essere state conosciute soltanto da una platea ristretta di candidati.
A queste perplessità si aggiungono le insistenti voci circa la presenza tra gli assunti o gli idonei di familiari di dipendenti aziendali, delegati sindacali e, secondo alcune segnalazioni, anche di persone riconducibili a consiglieri comunali e amministratori. Si tratta di circostanze che, allo stato, richiedono verifiche documentali e che non risultano accertate in sede giudiziaria. Addirittura si vocifera che un delegato aziendale di una nota organizzazione sindacale abbia “piazzato” moglie e figlia.
Proprio per questo diventa decisivo un elemento: la trasparenza. Se le procedure sono state svolte nel pieno rispetto delle regole, la pubblicazione degli atti, dei criteri di valutazione, delle graduatorie e delle modalità di attribuzione dei punteggi rappresenterebbe il modo più efficace per dissipare ogni dubbio. In una società interamente partecipata dal Comune, la fiducia dei cittadini passa anche dalla possibilità di verificare come vengono spese le risorse pubbliche e con quali criteri vengono selezionati i lavoratori.
Non meno rilevante è il ruolo delle organizzazioni sindacali. CGIL, CISL, UIL, UGL, Fiadel presenti in azienda vengono chiamate in causa da chi ritiene insufficiente il loro intervento pubblico sulla vicenda. Semplicemente tacciono.
Anche Palazzo San Giacomo non può considerarsi estraneo al confronto. Napoli Servizi è una società in house del Comune e l’amministrazione esercita il controllo dell’azionista. Per questo motivo, la richiesta di maggiore trasparenza investe inevitabilmente anche la politica cittadina.
La Commissione Trasparenza del Comune ha già affrontato il tema, portando all’attenzione pubblica dubbi sulle modalità con cui sarebbero stati pubblicati alcuni avvisi di selezione. Questioni che meritano chiarimenti puntuali e verificabili.
La questione centrale è chiedere che ogni documento utile venga reso conoscibile ai cittadini. Se le procedure sono state impeccabili, la pubblicità degli atti rappresenta la migliore tutela per tutti: per gli assunti, per chi è rimasto escluso, per Napoli Servizi, per Umana e per l’amministrazione comunale. Se invece dovessero emergere anomalie, sarà compito degli organi competenti accertarne la natura e individuare eventuali responsabilità.
Per questo motivo cresce la richiesta che la Procura della Repubblica acquisisca tutta la documentazione necessaria per verificare il corretto svolgimento delle procedure di selezione, accertando se vi siano stati o meno profili di rilevanza penale.
In una città dove migliaia di giovani e disoccupati attendono un’opportunità di lavoro, la trasparenza non è una concessione della politica. È un dovere istituzionale. Ed è proprio quando il silenzio diventa la risposta prevalente che ogni domanda inevasa acquista un peso ancora maggiore.
Ciro Crescentini
