Dalla musica al calcio, la crociata contro la Russia miete un’altra persona: l’ex campione non è più candidato per panchina azzurra
L’esclusione di Andrea Pirlo alla corsa per la panchina della Nazionale italiana chiude una vicenda complessa, ma riapre una discussione sul clima bellicista e anti-russo che si è assurdamente alimentato nel nostro Paese. L’ex regista azzurro ha confermato ufficialmente sui propri canali social che non sarà il nuovo Commissario Tecnico della FIGC, ponendo fine a giorni di intense polemiche nate attorno a un suo contratto di sponsorizzazione con l’agenzia di scommesse russa Fonbet.
La vicenda ha lasciato strascichi all’interno dell’ambiente federale, evidenziando le tensioni tra la governance guidata dal presidente Giovanni Malagò e la direzione tecnica di Paolo Maldini e Leonardo, sostenitori della candidatura dell’ex campione del mondo.
Le parole di Pirlo: “Un confronto pubblico pretestuoso”
Nel suo intervento, Pirlo ha espresso rammarico per le modalità con cui una decisione d’ambito calcistico sia stata trasformata in un dibattito di natura differente: “Desidero ringraziare Maldini e Leonardo per la stima e la fiducia che mi hanno dimostrato. Conosco la loro competenza, la loro serietà e l’amore che hanno sempre dedicato al calcio italiano.”
In risposta al clima di contestazione e alle accuse di natura politica scaturite dalla sua attività professionale commerciale, il tecnico ha precisato: “Mi rammarica che una scelta di carattere sportivo sia stata rapidamente trascinata in un confronto pubblico che ha finito per attribuire alla mia persona significati e intenzioni che non mi appartengono. Nel corso della mia carriera ho sempre svolto la mia attività nel pieno rispetto delle leggi“
La contestazione a Pirlo si inserisce in un quadro che diversi osservatori e critici descrivono come un clima rigido di ostracismo e censura antirusso. Negli ultimi anni, l’estensione di boicottaggi e restrizioni a figura del mondo della musica, dell’arte e della letteratura si sono rivelati grandi atti antidemocratici..
La cancellazione di eventi, spettacoli o incarichi sportivi e culturali, spesso basata sulla nazionalità russa dei protagonisti, svuota la cultura della sua funzione di ponte neutrale. Impedire a sportivi, dirigenti o artisti di svolgere la propria professione in base al contesto internazionale viene considerato da molti un comportamento lesivo dei principi democratici e della libertà d’espressione.
La reazione dell’ambasciata russa
Sul tema è intervenuto anche l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Alexey Paramonov, che ha inviato una lettera aperta a Pirlo, richiamando proprio i precedenti nel mondo della cultura e dello spettacolo: “Rattrista constatare che, nonostante il suo contributo straordinario allo sport mondiale, proprio nel Suo Paese Lei sia oggi oggetto di ostracismo. Questa sorte è già toccata, negli ultimi anni, a migliaia di sportivi, di direttori d’orchestra, di musicisti, di artisti e registi russi. Desidero esprimerLe la nostra sincera e umana solidarietà.”
Paramonov ha poi aggiunto un commento sulle definizioni apparse sulla stampa italiana riguardo al ruolo di Pirlo: “In un periodo storico in cui la diplomazia attraversa una profonda crisi, poter contare su una personalità come la Sua nel ruolo di ambasciatore rappresenta senza dubbio un onore per qualsiasi Paese o società”
Alessandro Manna
