Area ex Birra Peroni a Miano, mega progetto con fondi Ue. Ma 52 lavoratori senza più futuro

L’amministrazione Iervolino approvò un progetto di trasformazione urbanistica autorizzando il cambiamento della destinazione d’uso, da industriale a edificabile senza stabilire vincoli di salvaguardia per gli ex dipendenti, che scrivono a de Magistris per chiedere un incontro: “Serve una soluzione per tutelare i nostri diritti”

L’area dismessa industriale ex Birra Peroni di Miano è stata “privatizzata” con le risorse dell’Unione Europea. Prevista la costruzione di un centro commerciale, parcheggi e centinaia di alloggi. Un’area di undici ettari regalata ai privati. I 52 lavoratori licenziati dai titolari della fabbrica della nota bevanda non saranno ricollocati. “E’ stato aperto il cantiere – puntualizza Vincenzo Guardasole rappresentante sindacale aziendale della Filacams Cgil – Sarà avviato un progetto di costruzione e riqualificazione dell’area con il cofinanziamento dell’Unione Europea e della Regione Campania tenendo fuori gli ex dipendenti. Dunque, 52 famiglie sul lastrico e contestualmente saranno elargiti fondi Europei per una iniziativa privata che ha molto probabilmente anche un aspetto speculativo dovuto alla costruzione di 400 alloggi. Ma la giustizia ancora esiste? – domanda Guardasole – Comune, Regione, Magistratura, Sindacati dove siete? State a guardare? Questo è veramente troppo….. Noi che siamo stati lasciati per strada – aggiunge Guardasole – Dobbiamo anche contribuire a cofinanziare una iniziativa che ha distrutto 52 famiglie, non vi è limite al peggio”. Tace l’amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo che non ha ancora individuato una soluzione in grado di salvaguardare l’occupazione e dirimere una vertenza sindacale aperta nel 2004. I lavoratori hanno inviato una nota al sindaco Luigi de Magistris: “Chiediamo di incontrarla per individuare una soluzione alternativa e di tutela dei nostri diritti – scrive Vincenzo Guardasole rappresentante dei lavoratori – Le speranze di una ricollocazione sono svanite. Dopo undici anni di battaglie, contenziosi, riunioni, ci ritroviamo al punto di partenza”.

 

 

Una vicenda complessa. Nel 2006 i suoli della Birra Peroni furono venduti alla Holding Mi.no.ter. S.p.A. che con un contratto stipulato con la Società Birra Peroni. La precedente amministrazione comunale guidata da Rosa Russo Iervolino approvò un progetto di trasformazione urbanistica autorizzando il cambiamento della destinazione d’uso, da industriale a edificabile senza stabilire vincoli di salvaguardia per gli ex lavoratori della Birra Peroni. Il cambiamento della destinazione d’uso dei suoli fu legittimato da un piano urbanistico attuativo approvato dalla delibera di giunta numero 64 del 9 febbraio 2009 proposta dal vice sindaco e assessore all’urbanistica, Sabatino Santangelo. Un progetto, denominato ‘La Birreria’, che avallava il cambiamento della destinazione d’uso, la sostituzione delle funzioni industriali, e legittimava la costruzione di un centro commerciale e un albergo con 120 camere e di alloggi in cooperativa.

 

 

La giunta comunale di Rosa Russo Iervolino e la giunta regionale di Antonio Bassolino garantirono ai lavoratori una ricollocazione nell’ambito di una riconversione industriale. L’ente comunale, la Regione e i vertici aziendali della Birra Peroni firmarono un protocollo d’intesa e un piano industriale per ottenere dal Ministero del lavoro 12 mesi di cassa integrazione straordinaria. Furono concesse risorse nazionali e comunitarie per finanziare un programma di corsi di formazione professionale finalizzati alla ricollocazione dei 52 lavoratori licenziati. La società Italia Lavoro svolse un ruolo nelle gestione dei corsi e dei programmi formazione ed effettuò uno screening della manodopera da impiegare. L’accordo di programma si è trasformato in carta straccia. Migliaia di euro sprecati per la formazione professionale e la cassa integrazione. Invece, l’apparato dirigenziale comunale ha legittimato provvedimenti di trasformazione urbanistica dell’area dismessa ex Peroni. che concedevano l’autorizzazione per costruire alloggi, un albergo e un centro commercio. Gli accordi sindacali furono ignorati. La Mi.no.ter. S.p.A. si impegnava ad assumere o far assumere i 52 ex lavoratori, sottoscrivendo nei paragrafi che compongono il contratto, garanzie di stabilità nei confronti degli ex dipendenti. Un accordo sindacale che fu sottoscritto presso la sede del Comune di Napoli. Una vicenda assurda. I lavoratori sperano in un intervento del sindaco Luigi de Magistris, sollecitano la convocazione di una riunione con le organizzazioni sindacali e l’assessore al lavoro e al patrimonio Enrico Panini e del presidente del consiglio comunale Sandro Fucito per individuare una soluzione.

Ciro Crescentini

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