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Test salivari agli scolari, richiesta alla Regione Campania

Redazione by Redazione
6 Maggio 2021
in Campania
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Le motivazioni nella lettera dell’associazione “Scuole Aperte”

La richiesta è che ogni Regione faccia tutto quanto in suo potere affinché siano messi a disposizione i test molecolari salivari che, a partire dagli 8 mesi di età, permettono di testare efficacemente, e in modo non invasivo, non solo bambini e ragazzi ma potenzialmente tutta la popolazione. A formularla è l’Associazione “Scuole aperte Campania”, che ha inviato al presidente della Regione Campania De Luca, all’assessore regionale all’istruzione Lucia Fortini e numerosi esponenti del Governo e del Cts, una lettera a firma congiunta di tutti i comitati aderenti a “Rete Nazionale Scuola in Presenza”, realtà di genitori, studenti e insegnanti favorevoli al rientro a scuola al 100% e attivi su tutto il territorio nazionale. Le motivazioni di tale richiesta sono molteplici: l’utilizzo dei salivari permette di testare in maniera efficace e non invasiva un vasto numero di persone. Richiediamo quindi che vengano utilizzati non solo per il tracciamento della popolazione scolastica, ma anche per il tracciamento extra-scolastico su tutta la popolazione così che possano soppiantare il tampone naso-faringeo. Se questi test molecolari salivari potessero essere messi a disposizione di strutture sanitarie territoriali (Asl, Uls, Presidi Ospedalieri), medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, farmacie e centri diagnostici ogni individuo potrebbe usufruirne indipendentemente dal contesto dell’eventuale cluster.- riduzione del costo del tracciamento dei casi di Sars-Cov-2.

“Il test salivare molecolare – sostiene una nota – benché debba essere processato in laboratorio, può però essere somministrato anche in assenza di personale medico, quindi anche in autonomia. Questo può contribuire a ridistribuire importanti risorse umane in altri interventi sanitari quali le vaccinazioni, l’assistenza domiciliare dei malati, la gestione delle altre attività del sistema di tracciamento; permettono l’identificazione di casi addirittura in uno stadio iniziale della infezione: che può contribuire a ridurre i casi di diffusione all’interno di qualsiasi tipo di contesto; consentono una riduzione della durata dell’isolamento fiduciario tanto all’interno della scuola quanto nella popolazione generale, riportandola alle best practices nazionali e internazionali purtroppo abbandonate precipitosamente sull’onda emotiva della diffusione della VOC-202012/01 (la cosiddetta Variante Inglese) che non ha affatto caratteristiche biologiche di maggiore durata del periodo di infettività; favoriscono l’adozione di protocolli di tracciamento meno vessatori, ma ugualmente efficaci, come quello recentemente adottato dalla Regione Veneto, dove si manda la classe in quarantena a seguito di due, e non uno solo, casi confermati nella classe, poiché la semplicità del tracciamento e il numero di persone disponibili a fare tracciamento permette di bilanciare rischi e benefici”. Scuole Aperte precisa di essere favorevole “all’utilizzo di tali test per finalità di tracciamento (identificazione dei contagi a partire da un caso sintomatico), mentre il loro utilizzo per finalità di screening (test a tappeto della popolazione scolastica al di fuori dall’attività di tracciamento) non è giustificato scientificamente. Poiché la capacità di testing non è infinita, visto che occorrono laboratori che li analizzino, chiediamo che l’utilizzo di questi test salivari molecolari sia concentrato lì dove serve, ovvero nel contact tracing e non per mere finalità di screening”. Per l’associazione “le scuole non necessitano di ulteriori attività di screening: vogliamo ricordare che nella popolazione studentesca gli screening già effettuati hanno evidenziato una bassa incidenza di positivi, come nel caso del comune di Bollate, dove i risultati degli screening effettuati tramite test molecolari salivari hanno evidenziato un’incidenza di positivi che varia dallo 0.59% al 1%, in accordo con quanto identificato nelle scuole del resto d’Italia (Messina, Piancastagnaio) e del mondo. Anche una recente Cochrane review, che ha valutato 64 studi, conferma che questo tipo di test andrebbe usato solo in presenza di sintomi o nei luoghi in cui c’è maggior rischio come gli ospedali, e non in maniera generalizzata”.

A fronte “di generiche richieste di “aprire la scuola in sicurezza” – aggiunge la nota – vorremmo ricordare che la scuola è già in sicurezza, grazie alle misure di prevenzione e alle attività di tracciamento, come dimostrato da studi nazionali e internazionali e dichiarato dall’Oms. Attuando uno screening a tappeto si manda invece un messaggio tale per cui gli studenti vengono considerati “malati fino a prova contraria”. Gli studenti sono la fascia di età meno colpita dal virus e sono coloro che hanno pagato in modo sproporzionato le misure di contenimento dei rischi, a fronte di evidenze sempre più consolidate che escludono un ruolo preponderante degli studenti nell’amplificazione della pandemia. È importante tenere conto anche degli effetti deleteri, ormai comprovati da innumerevoli studi scientifici, delle misure di contenimento del virus su bambini e ragazzi. Inoltre, da un punto di vista statistico/epidemiologico fare uno screening solo su una parte della popolazione senza fornire il numero dei tamponi effettuati per fascia d’età (procedura seguita dall’ISS a febbraio 2021) non è metodologicamente corretto. Se si esegue uno screening sulla popolazione studentesca, si comunica il risultato bruto dell’incidenza e lo si compara con l’incidenza nella popolazione generale (non testata altrettanto adeguatamente), si va a sovrastimare l’incidenza nei giovani rispetto al resto della popolazione”.

Tags: scuolatest salivari
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