L’economista dem Felice e l’eurodeputato M5S Tridico d’accordo: in Italia coinvolgerebbe solo 71 miliardari e duemila patrimoni sopra i 100 milioni
Non ci sono ancora prove d’intesa definitiva, ma la traccia per un programma comune del centrosinistra comincia a prendere forma. Al centro del dibattito, il superamento delle disuguaglianze economiche e sociali nel nostro Paese. Durante l’incontro “C’è chi può e chi non può; come superare le disuguaglianze”, ospitato dalla Festa del Fatto alla Versiliana e condotto dai giornalisti Ettore Boffano e Carlo Di Foggia, l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico, gli economisti Lucio Baccaro ed Emanuele Felice, e la sociologa Chiara Saraceno hanno tracciato le linee guida per il futuro.
La tassa sui patrimoni e il consenso sui multimilionari
Uno dei punti di convergenza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle riguarda l’introduzione di un’imposta sui grandi patrimoni, pensata per colpire solo una ristrettissima cerchia di contribuenti e dotata di norme specifiche contro il rischio di fuga di capitali. “In Italia abbiamo 71 miliardari e 2mila persone con patrimonio oltre i 100 milioni”, hanno spiegato Tridico e Felice, sottolineando che sarebbero proprio loro gli unici a essere interessati dal provvedimento.
Secondo Emanuele Felice, economista e membro della direzione nazionale del PD, il nodo centrale è comunicativo: “Se la chiamassimo tassa sui multimilionari, e la spiegassimo come l’abbiamo spiegata oggi, avremmo grandissimo consenso”. Un’apertura importante che segnala come la misura possa entrare stabilmente nell’agenda delle opposizioni.
Reddito dignitoso e rilancio della crescita
Accanto alla patrimoniale, c’è la convergenza sulla necessità di ripristinare uno strumento universale di sostegno al reddito, superando le criticità delle vecchie misure. A ricordarlo è stata la sociologa Chiara Saraceno, che ha posto l’accento sulle indicazioni comunitarie: “Una raccomandazione europea consiglia, entro il 2030, una misura di sostegno a un reddito dignitoso, non minimo ed essenziale, ma un reddito per condurre una vita dignitosa”.
Tuttavia, per Lucio Baccaro, direttore del Max Planck Institute di Colonia, la priorità assoluta per l’Italia resta la stagnazione economica, ancor prima della disuguaglianza in senso stretto. Per invertire la rotta servono salari più alti, riforme strutturali del mercato del lavoro mirate a scoraggiare il precariato e forti investimenti pubblici. La sfida, conclude Baccaro, passa inevitabilmente da Bruxelles: “La spesa per investimenti va dedotta dal calcolo del deficit”.
Ciro Crescentini
