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Tirocini ai disoccupati, scoppia il caso degli 8 milioni: esposto in Procura e scontro in Regione

Redazione by Redazione
12 Settembre 2026
in Campania, Napoli, Notizie correlate
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Sangiuliano attacca Fico, Lega all’assalto sul nuovo finanziamento. I movimenti: “Basta infamie, noi siamo le vittime”

La vicenda dei tirocini destinati ai disoccupati di lunga durata dell’area napoletana è diventata una nuova frontiera dello scontro politico campano. Da una parte la Regione Campania rivendica la scelta di garantire la prosecuzione di un percorso che coinvolge circa 1.200 persone, precisando però che il nuovo intervento non rappresenta una sanatoria delle eventuali irregolarità maturate nella precedente gestione. Dall’altra, le opposizioni contestano lo stanziamento di circa otto milioni di euro e chiedono chiarezza sulle ragioni che hanno portato alla sospensione e alla successiva revoca del finanziamento statale. Nel mezzo ci sono i tirocinanti e le loro famiglie, che rivendicano la ripresa del percorso e denunciano mesi di incertezza.

La Regione sostiene che quello attualmente in campo sia un intervento nuovo e autonomo. L’assessora al Lavoro Angelica Saggese ha sottolineato che «l’intervento attuato dalla Regione Campania sui tirocini destinati ai disoccupati di lunga durata non determina il subentro dell’ente nei rapporti, negli atti o nelle responsabilità del precedente progetto ministeriale. Né costituisce una sanatoria». Secondo Saggese, la scelta regionale nasce da un’intesa istituzionale che avrebbe coinvolto anche il Governo e il Ministero del Lavoro e punta a evitare che le eventuali irregolarità amministrative della precedente gestione ricadano indistintamente sui partecipanti alla procedura.

Il punto centrale della ricostruzione regionale è proprio la distinzione tra i due interventi. Il progetto originario nasceva da un protocollo sottoscritto dal Ministero del Lavoro, dal Comune di Napoli e dalla Città Metropolitana, con la gestione affidata a Sviluppo Lavoro Italia. La Regione, precisa Saggese, non faceva parte della filiera originaria. Ora cambiano fonte finanziaria, soggetto promotore, procedimento di verifica e quadro delle responsabilità. «I Centri per l’impiego regionali svolgeranno il ruolo di soggetti promotori e l’Amministrazione procederà alle verifiche necessarie sulle posizioni individuali e sui progetti, nel pieno rispetto delle norme e a tutela delle risorse pubbliche», afferma l’assessora.

Una linea che non convince le opposizioni. Michela Rostan e Massimo Grimaldi, consigliera regionale e capogruppo della Lega, chiedono al presidente della Regione Roberto Fico di spiegare nel dettaglio la natura dello stanziamento e gli obiettivi occupazionali dell’intervento. «È necessario capire con precisione quali siano le risorse che si intendono utilizzare, con quali modalità e soprattutto quali risultati occupazionali concreti si vogliano raggiungere, dopo la revoca del finanziamento statale per gravi e diffuse irregolarità che hanno determinato la conclusione del progetto DILD Napoli», sostengono.

Il tema diventa così anche ideologico: tirocinio come strumento di politica attiva o misura destinata a riprodurre precarietà e assistenzialismo? Per la Lega la risposta è netta. «Non abbiamo bisogno dell’ennesimo intervento assistenziale, ma di politiche attive capaci di creare lavoro produttivo, stabile e concreto», affermano Rostan e Grimaldi, indicando formazione mirata, sostegno alle imprese e incontro tra domanda e offerta come alternative.

Ancora più duro il capo dell’opposizione in Consiglio regionale, Gennaro Sangiuliano, che annuncia un’interrogazione e la preparazione, insieme a un pool di avvocati, di un esposto alla Procura. «Ben 8 milioni ai soliti noti mentre i giovani campani sono costretti a fare le valigie», sostiene Sangiuliano, chiedendo che le risorse siano utilizzate per creare occupazione stabile e criticando quello che definisce il consolidamento di una «constituency politica». Dichiarazioni che alzano ulteriormente il livello dello scontro e che chiamano direttamente in causa la platea dei disoccupati organizzati.

Il coordinatore regionale della Lega Gianpiero Zinzi collega infatti lo stanziamento alle mobilitazioni dei disoccupati e all’incontro avuto da Fico con i manifestanti l’8 luglio. «Oggi scopriamo che la Regione guidata da Fico mette sul tavolo oltre 8,3 milioni di euro dei campani per intervenire sulla stessa platea di 1.128 persone, dopo che lo Stato aveva revocato il precedente finanziamento», afferma. Anche Forza Italia, con Annarita Patriarca, chiede che prima di nuovi stanziamenti vengano chiarite le cause che hanno determinato la sospensione del progetto.

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuto anche Vincenzo Bonavitacola, che ha precisato di aver ritirato il 10 settembre la propria adesione alla delibera del 3 settembre. «Le modifiche non sono affatto intervenute come richiesto e per questo, nella successiva seduta del 10 settembre, ho ritirato l’adesione alla delibera del 3 settembre. Ne consegue, ovviamente, che tale atto non può più ritenersi approvato all’unanimità», ha dichiarato. Anche l’ex presidente della Regione Vincenzo De Luca ha chiesto che la vicenda venga sottoposta all’attenzione della Procura e della Guardia di Finanza.

Di fronte alle accuse, il Movimento 7 Novembre e il Cantiere 167 Scampia ribaltano completamente la prospettiva. Nel loro lungo documento denunciano una «battaglia politica» condotta sulla pelle di 1.200 famiglie e rivendicano oltre un decennio di mobilitazioni per costruire un percorso di formazione e lavoro rivolto ai disoccupati di lunga durata.

La loro ricostruzione parte dal 2014 e attraversa anni di mobilitazioni, formazione, percorsi GOL e Garanzia Giovani, stage e qualificazioni professionali. Il passaggio decisivo sarebbe arrivato con il protocollo del 20 maggio 2024, quando Ministero del Lavoro, Comune di Napoli e Città Metropolitana avviarono il progetto DILD, inizialmente destinato a 800 persone. Successivamente, dopo il contestato click day del luglio 2025 e le verifiche dei requisiti, la platea sarebbe arrivata a circa 1200 beneficiari.

I movimenti contestano soprattutto l’idea che i disoccupati siano stati beneficiari di una corsia preferenziale. Ricordano che la selezione era stata aperta a una platea più ampia e che, dopo il malfunzionamento della piattaforma durante il click day, in Prefettura sarebbe stata condivisa la necessità di verificare i requisiti dell’intera platea avente diritto.

Secondo la loro versione, dopo la firma dei PFI e l’avvio delle attività tra il 21 maggio e il primo giugno 2026, sarebbero emerse criticità amministrative riguardanti soprattutto l’organizzazione del piano di lavoro, i tutor e le strutture ospitanti. Il progetto sarebbe stato quindi sospeso, lasciando senza indennità i tirocinanti e, in alcuni casi, producendo conseguenze anche sull’Assegno di inclusione.

È qui che le due narrazioni si scontrano frontalmente. Per i movimenti, i problemi amministrativi non possono essere imputati ai beneficiari: «1200 famiglie che hanno seguito le procedure di trasparenza pubblica, la formazione, la selezione, la firma dei contratti e l’inizio del lavoro vengono sospese. In ostaggio». La richiesta è una sola: ripartire e costruire una prospettiva occupazionale oltre i dodici mesi del tirocinio.

La Regione, invece, insiste sul fatto che le eventuali responsabilità pregresse resteranno in capo ai soggetti che le avrebbero determinate. «Rigore nelle verifiche e responsabilità nei confronti delle persone», sintetizza Saggese, assicurando che ogni posizione sarà sottoposta a istruttoria e che le risorse pubbliche dovranno essere utilizzate nel rispetto di legalità e trasparenza.

La partita, dunque, non riguarda soltanto otto milioni di euro. Riguarda il modello con cui una Regione dovrebbe affrontare una disoccupazione strutturale e, soprattutto, il confine tra politiche attive del lavoro, sostegno al reddito e stabilizzazione occupazionale. I movimenti chiedono che il tirocinio non sia l’ennesima parentesi precaria, ma un passaggio verso il lavoro stabile. Le opposizioni chiedono invece che prima venga fatta piena luce sulle irregolarità e sulle responsabilità del precedente progetto.

Nel frattempo, 1200 persone attendono di capire se la nuova procedura regionale rappresenterà davvero una ripartenza o soltanto un nuovo capitolo di una vicenda iniziata anni fa. La Regione promette controlli rigorosi e un intervento autonomo. Le opposizioni annunciano battaglia politica e, nel caso di Sangiuliano, anche iniziative giudiziarie. I disoccupati rilanciano la mobilitazione.

È su questo terreno che la vertenza DILD si prepara a entrare nella sua fase più delicata: non soltanto una controversia amministrativa, ma uno scontro politico sul lavoro, sulle responsabilità istituzionali e sul diritto di una platea di disoccupati a trasformare un tirocinio in una reale prospettiva di occupazione.

Ciro Crescentini

Tags: DILD Napolidisoccupatiesposto ProcuraRegione Campaniatirocini
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🕐 Aggiornato il: 12/09/2026 alle 22:20

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