Gli iscritti del Partito Democratico bocciano il riarmo a Reggio Emilia. Conte mette le mani avanti: l’invio di armi a gogò rompe qualsiasi patto di governo
Il nodo dell’Ucraina scuote il centrosinistra, mettendo in luce la distanza tra i vertici e una base dem fermamente contraria alla guerra e al riarmo. Alla festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia, in occasione del comizio di Elly Schlein, il sentimento prevalente tra i militanti è un netto e inequivocabile no all’invio di armi.
Tra gli stand della kermesse reggiana, il rifiuto della logica bellica emerge con forza: “Se vogliamo un governo unitario, la posizione sull’Ucraina va risolta prima”, taglia corto un militante. La richiesta che sale dalla base è radicale: “Armi no, servono negoziazione e ricerca della pace ad ogni costo e livello”. C’è chi chiede di riconvertire totalmente l’aiuto umanitario (“Gli ucraini vanno aiutati con medicinali e sanità, non con le armi”) e chi, sventolando la bandiera della pace, ribadisce un rifiuto assoluto (“Armi non ne darei a nessuno”).
Questa spinta pacifista della base si intreccia con la linea dura imposta dal Movimento 5 Stelle. Poche ore prima, dal palco della festa del Fatto alla Versiliana, Giuseppe Conte è stato categorico: “Non sottoscriveremo un programma con chi vorrà continuare a dare armi a gogò all’Ucraina”.
Il fronte progressista si trova così stretto tra il pressing pentastellato e il profondo malumore dei propri elettori, che bocciano senza appello il riarmo e chiedono una svolta diplomatica netta.
Ciro Crescentini

