Tentato omicidio, per la terza volta in appello processo a 2 figli del boss Pietro Licciardi

La decisione della Cassazione

Il nuovo ricorso, firmato dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli e illustrato in udienza dall’avvocato Saverio Campana del Foro di Nola, è stato discusso oggi dalla Cassazione che ha annullato per la seconda volta la sentenza di condanna, stabilendo che si dovrà procedere a un nuovo giudizio. Ritorna per la terza volta in appello il processo che vede imputati Vincenzo e Antonio Licciardi, figli di Pietro, storico boss del clan camorristico di Secondigliano. I due sono alla sbarra per il tentato omicidio di Josè Rivas, cittadino dominicano, avvenuto a Napoli il 31 marzo 2013. La Corte di Cassazione ha infatti annullato per la seconda volta la sentenza di condanna, stabilendo che si dovrà procedere a un nuovo giudizio. Vincenzo e Antonio Licciardi sono stati condannati in primo grado il 29 novembre 2013 a 12 anni per tentato omicidio aggravato dai futili motivi e per il delitto di detenzione e porto in luogo pubblico di un’arma da sparo. In appello, il 7 luglio 2014, la pena è stata ridotta a 10 anni. La Cassazione ha annullato la sentenza relativamente alla concedibilità dell’attenuante del risarcimento del danno, negata dalla Corte d’Appello. Il processo è tornato in Corte d’Appello, che ha emesso nuovamente una sentenza di condanna a 10 anni di reclusione.

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