Il presidente dei Medici per l’ambiente della provincia di Napoli: “Credevo che i dati fossero in miglioramento, anche grazie all’obbligo vaccinale. Incide la somma di deprivazione socioeconomica e inquinamento ambientale. L’Italia deve bloccare le royalties dei farmaci per l’epatite, molto costosi: le leggi internazionali lo consentono, in questi casi”
Si dice “sorpreso” e “addolorato”, di fronte ai dati sul boom di positività dei donatori di sangue in Campania, nei test obbligatori per malattie come epatite B e C. E il presidente dei Medici per l’ambiente della provincia di Napoli, l’oncologo e tossicologo Antonio Marfella, si chiede: “Come mai nessuno ne parla?”
Io le chiedo, invece, perché è sorpreso.
Sono anzitutto sorpreso perché sul versante epatite si sta lavorando da molto tempo, e sapevo che i dati fossero in costante miglioramento, grazie alle innovazioni tecnologiche e agli obblighi vaccinali. Mentre invece i dati sembrano molto netti rispetto al resto d’Italia. E sono anche addolorato perché, come per i tumori, su questo c’è il massimo silenzio istituzionale. Questi dati meriterebbero ben diversa attenzione sia della comunità medica che dei responsabili politici. Invece nessuno ne sta discutendo.
Scorrendo i dati, cosa le viene in mente?
La Campania ha un’enclave, per motivi mai definiti, di epatite B. Questa enclave però mi risultava in regresso.
Però da anni discutiamo del rischio salute in questa regione.
No, infatti non mi sorprende che la Campania, per una serie di motivi, risulti a vertici di tutte le classifiche negative, in termini sanitari. Più che le malattie infettive, quelle cronico-degenerative. Questo può derivare da problemi di deprivazione socioeconomica. Ma questo fattore, in quanto tale, non è sufficiente a spiegare. Certamente si somma al degrado ambientale, con cui va a braccetto.
Il rischio sanitario è uniforme in tutta la regione?
Questi dati, per i tumori certamente e, suppongo, anche per le epatiti, risentono di degrado ambientale e deprivazione socioeconomica nelle province della cosiddetta Terra dei fuochi. Aggiungo come mia competenza, perché io sono farmaco economista, questo richiederebbe un diverso approccio nel rapporto tra Stato italiano e case produttrici di farmaci per epatite C.
In che senso?
Perché con questa situazione di danno sanitario in una popolazione giovane come quella della Campania, è chiaro che le conseguenze sanitarie, fatte pagare a costo altissimo, imporrebbero un diverso comportamento. Ricordo quanto fatto dall’Egitto e da altri stati, in considerazione di quanto permesso dalla legge internazionale. Gli Stati sono liberi di non rispettare le royalties dei farmaci indispensabili.
Quindi come si dovrebbe agire?
Con questi dati ci sono tutti gli estremi affinché l’Italia intervenga immediatamente a saltare le royalties e a procedere con interventi forti e mirati a ridurre l’incidenza, ma soprattutto l’evoluzione dell’epatite B e C.
Pensa ci sia una correlazione tra la diffusione delle epatiti e l’inquinamento ambientale?
So che i colleghi virologi se ne stanno occupando, stanno facendo analisi anche in relazione ai siti inquinati, all’interno dei fondi per la Terra dei fuochi. A me, come medico per l’ambiente, non sorprende il concetto di associazione col degrado ambientale. Mi sorprende però l’entità del problema. Sinceramente ero convinto che la situazione fosse sotto controllo, dal punto di vista infettivologico.
Come considera il campione di queste analisi, riservate ad aspiranti donatori di sangue?
Da noi non c’è una grande tendenza alla donazione, tendenza che viene considerata soprattutto per motivi economici, dalle persone più deprivate, e quindi più esposte per motivi economici. Cioè, farsi le analisi gratis. Non credo che questo dato in assoluto possa essere considerato epidemiologicamente valido. Ma certamente è un dato che, considerata l’entità di distacco, va assolutamente analizzato. Se fosse sulla popolazione mi spaventerebbe, su un atto volontario come la donazione, invece, va studiato. E per l’epatite B è evidente che ci sia una carenza di prevenzione primaria e secondaria.
C’è stata una sottovalutazione?
Va alzato il livello di attenzione, che io però non vedo nei tagli che si stanno facendo sulla sanità, per rispettare i bilanci.
Gianmaria Roberti
