Uno dei fili conduttori della serata è stato proprio il tema della repressione politica, con molti interventi che hanno espresso solidarietà al Partito dei CARC dopo l’operazione della Digos di Napoli del 21 aprile e le accuse legate al 270 bis. “La solidarietà è un’arma e non bisogna avere paura di usarla”, è stato ribadito più volte dal palco, tra applausi e cori del pubblico.
Ieri sera, nella cornice della Galleria Principe di Napoli, si è svolta la prima giornata della Festa della Riscossa Popolare, promossa dal Partito dei CARC. Un appuntamento politico e culturale che ha unito dibattito internazionale, solidarietà internazionalista, musica popolare e denuncia della repressione politica, richiamando decine di attivisti, associazioni, studenti, lavoratori e cittadini.
Il tema centrale della serata — “Come fermare la terza guerra mondiale?” — ha attraversato tutti gli interventi, in un confronto che ha messo al centro il conflitto globale, la crisi dell’egemonia statunitense e occidentale e la necessità di costruire una rete internazionale di resistenza tra i popoli.
Sul palco si sono alternati esponenti di associazioni e organizzazioni solidali con il popolo palestinese, cubano, venezuelano e iraniano: dal Centro culturale Handala Ali all’Associazione di Amicizia Italia-Cuba Napoli, passando per Docenti per Gaza, Generazioni Future, il Tavolo Uniti contro la guerra, la Brigata internazionale Simon Bolivar, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, il PCUP e numerose altre realtà impegnate contro guerra, riarmo e repressione.
Uno dei fili conduttori della serata è stato proprio il tema della repressione politica, con molti interventi che hanno espresso solidarietà al Partito dei CARC dopo l’operazione della Digos di Napoli del 21 aprile e le accuse legate al 270 bis. “La solidarietà è un’arma e non bisogna avere paura di usarla”, è stato ribadito più volte dal palco, tra applausi e cori del pubblico.
La scrittrice e giornalista Geraldina Colotti ha tenuto uno degli interventi più intensi della serata, soffermandosi sulla perdita della memoria storica nelle giovani generazioni e sulla sistematica criminalizzazione delle rivoluzioni e delle lotte popolari. Colotti ha denunciato lo stravolgimento del linguaggio, dei diritti e della stessa idea di universalismo, sottolineando come nel nostro paese non sia mai stata fatta una vera elaborazione storica sugli anni Settanta e Ottanta e sulle esperienze rivoluzionarie di quel periodo.

Nel suo intervento ha richiamato la poesia “A coloro che verranno” di Bertolt Brecht, ma anche il pensiero di Frantz Fanon e Malcolm X, parlando della necessità di “costruire uomini e donne nuove” in una società attraversata da guerre sociali, razzismo e nuove forme di suprematismo. “È in atto una guerra contro i poveri”, ha affermato, indicando nel comunismo una prospettiva ancora attuale di emancipazione umana.
Molto seguito anche l’intervento del ricercatore Francesco Dall’Aglio, che ha analizzato la ridefinizione degli equilibri geopolitici dopo la crisi del socialismo reale e il progressivo declino dell’ordine unipolare dominato dagli Stati Uniti. Secondo Dall’Aglio, il rafforzamento del blocco BRICS rappresenta oggi una forma concreta di resistenza all’egemonia occidentale, con paesi come Cina, Russia, Iran e India impegnati a costruire nuovi equilibri internazionali.
Particolarmente applaudito l’intervento di Seyed Majid Emami, che ha parlato di neocolonialismo e imperialismo sionista e statunitense, rivendicando la storia della rivoluzione iraniana del 1979 come esperienza di emancipazione contro oppressione e dominio straniero. Emami ha ricordato anche le vittime civili e studentesche dei bombardamenti che colpiscono il Medio Oriente, sostenendo la necessità di costruire “un nuovo fronte trasversale della resistenza globale”.

Molto applaudito anche l’intervento di Maite Iervolino dell’Associazione Italia-Cuba, che si è soffermata sulla lunga aggressione politica, economica e diplomatica subita dalla rivoluzione cubana da parte degli Stati Uniti. Iervolino ha denunciato gli effetti del blocco economico contro Cuba e le continue pressioni internazionali esercitate contro l’isola, sottolineando come il popolo cubano continui a rappresentare, nonostante le difficoltà, un esempio di resistenza antimperialista e solidarietà internazionale.
Molto toccante anche l’intervento di Anna Formato della rete Sanitari per Gaza, che ha denunciato la distruzione sistematica degli ospedali palestinesi e l’annientamento dell’intero sistema sanitario nella Striscia. Gaza, è stato detto, rappresenta oggi il simbolo mondiale dell’oppressione e dell’ingiustizia, ma anche della resistenza di un popolo che continua a non arrendersi.
A chiudere il dibattito è stato l’intervento di Igor Papaleo, dirigente nazionale dei CARC, che ha denunciato il clima di intimidazione politica e culturale alimentato, a suo dire, da un sistema che normalizza la guerra, criminalizza il dissenso sociale e alimenta paura e rassegnazione. Papaleo ha parlato della necessità di “cambiare lo stato delle cose presenti”, indicando nella costruzione di un Governo di Emergenza Popolare uno strumento politico per rompere con le politiche di guerra, precarietà e subordinazione agli interessi delle grandi potenze economiche e militari.
Nel suo intervento Papaleo ha anche definito la Costituzione italiana “un programma politico dirompente”, sostenendo che i principi nati dalla Resistenza antifascista siano incompatibili con le politiche liberiste, con il riarmo e con la progressiva compressione dei diritti sociali e democratici. Secondo il dirigente dei CARC, l’attuazione reale della Costituzione significherebbe mettere al centro lavoro, sanità, scuola pubblica, sovranità popolare e pace, rompendo con le logiche di guerra e profitto che dominano l’attuale assetto politico ed economico.
Papaleo ha quindi ribadito che la resistenza popolare non può limitarsi alla denuncia, ma deve tradursi in organizzazione politica e trasformazione concreta della società. “La rivoluzione non è un canto del cigno. Le rivoluzioni non scoppiano: si costruiscono”, ha dichiarato, indicando nel socialismo l’unica alternativa possibile ai disastri sociali e umani prodotti dall’attuale modello economico e geopolitico.
La serata si è conclusa tra musica popolare, momenti di socialità e interventi artistici solidali, in un clima che ha mescolato denuncia politica e partecipazione collettiva. In tempi segnati da guerre, repressione e crisi sociale, la Festa della Riscossa Popolare ha rappresentato, per molti presenti, uno spazio di confronto e organizzazione dal basso, con l’ambizione di trasformare indignazione e solidarietà in iniziativa politica concreta.
Ciro Crescentini
