Incontro con studenti e docenti nella chiesa dei Santi Marcellino e Festo
Nella chiesa dei Santi Marcellino e Festo, nel cuore dell’Università Federico II di Napoli, si è svolto un incontro che ha visto protagonista Nino D’Angelo, accolto da una grande partecipazione di studenti e docenti. L’artista è stato ospitato nell’ambito del format “I Linguaggi della Creatività”, curato dal professor Lello Savonardo, che porta personalità del mondo culturale e artistico a confronto con il mondo accademico.
L’arrivo del cantautore è stato segnato da una forte presenza di pubblico e dalla difficoltà di attraversare la folla di studenti e fotografi che hanno affollato l’ingresso della chiesa, trasformata per l’occasione in uno spazio di dialogo e riflessione. L’evento ha rappresentato un momento di incontro tra università e cultura popolare, con un’attenzione particolare al valore dei linguaggi artistici contemporanei.
Durante l’incontro, D’Angelo ha partecipato a un dibattito aperto con gli studenti, affrontando temi legati alla musica, alla sua esperienza artistica e al ruolo della cultura popolare nelle trasformazioni sociali. Le domande del pubblico hanno reso il confronto dinamico, alternando riflessioni personali e considerazioni più ampie sul rapporto tra arte e società.

L’iniziativa si è inserita in un percorso accademico che mira a esplorare i linguaggi della creatività come strumenti di lettura del presente, mettendo in relazione il sapere universitario con le esperienze degli artisti. In questo contesto, la presenza di D’Angelo ha offerto un punto di vista legato a un percorso formativo non tradizionale, costruito fuori dagli ambienti accademici.
Al termine dell’incontro, il rettore Matteo Lorito ha consegnato a Nino D’Angelo una medaglia celebrativa, riconoscimento simbolico del legame instaurato con la comunità federiciana. Il gesto ha sottolineato il valore dell’incontro, trasformandolo in un momento di appartenenza condivisa tra l’artista e l’ateneo.
La figura di Nino D’Angelo, emersa da un contesto periferico e cresciuta attraverso un percorso autodidatta, è stata al centro della riflessione finale: un esempio di come l’esperienza personale e popolare possa tradursi in narrazione artistica capace di raccontare identità collettive e cambiamenti sociali.
Ciro Crescentini

