Dopo la proposta pubblicata da Il Desk il 26 agosto, Russo richiama alla necessità di rigore scientifico e multidisciplinarità negli interventi sul sottosuolo
Dopo l’intervento dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Napoli e provincia pubblicato da Il Desk – Quotidiano Indipendente lo scorso 26 agosto, il dibattito sulle strategie da adottare ai Campi Flegrei entra nel merito delle questioni scientifiche e delle competenze necessarie per affrontarle.
A intervenire è Francesco Russo, geologo e Past President dell’Ordine dei Geologi della Campania, che propone una lettura critica della proposta avanzata dall’Ordine degli Architetti di Napoli, in particolare per quanto riguarda il rapporto tra gestione delle acque, sistema idrotermale e fenomeni bradisismici, nonché l’ipotesi di realizzare pozzi per intervenire sulla pressione dei fluidi sotterranei.
Russo richiama alla necessità di distinguere ciò che può contribuire alla sicurezza del territorio e degli edifici da ciò che, invece, riguarda direttamente la complessa dinamica della caldera flegrea. E pone una questione di metodo: la multidisciplinarietà, sostiene, deve accompagnare la definizione delle ipotesi fin dall’inizio, non intervenire soltanto nella fase successiva.
Una posizione che apre un ulteriore spazio di confronto su un tema che coinvolge sicurezza, scienza, territorio e responsabilità istituzionale. Pubblichiamo di seguito l’intervento integrale.
La proposta dell’Ordine degli Architetti di Napoli necessita una risposta chiara. Gli architetti hanno pieno titolo per intervenire sui temi riguardanti gli edifici, la pianificazione urbana e la tutela del patrimonio.
Quando, però, si passa allo studio dei fluidi sotterranei, delle falde, delle pressioni nel sistema geotermico e alla realizzazione di pozzi, si entra in un ambito che richiede specifiche competenze geologiche, geofisiche, vulcanologiche e idrogeologiche.La multidisciplinarietà non consiste nel formulare prima una proposta di carattere geologico e poi inserire i geologi alla fine dell’elenco dei professionisti da coinvolgere.
Le diverse competenze devono partecipare fin dall’inizio alla definizione dei problemi, delle ipotesi e delle possibili soluzioni. Non confondiamo le acque superficiali con il sistema vulcanico La corretta gestione delle acque piovane, il recupero delle canalizzazioni e il controllo delle infiltrazioni sono certamente utili per limitare allagamenti, dissesti superficiali, umidità e danni agli edifici.
Tutto questo, però, non può essere confuso con il controllo del bradisismo. Il sistema dei Campi Flegrei è una struttura vulcanica complessa, nella quale interagiscono sorgenti profonde, gas di origine magmatica, fluidi idrotermali, rocce fratturate e variazioni delle pressioni. Lo stesso INGV ha più volte precisato che esistono diversi modelli interpretativi e che non vi è ancora una spiegazione unica e definitiva di tutti i fenomeni osservati.
Le strutture e i processi che regolano la risalita e la circolazione dei fluidi sono tuttora oggetto di studio scientifico. (INGV, nuova interpretazione del bradisismo; INGV, nuove analisi sulla dinamica della caldera) Pertanto, presentare la regimentazione delle acque superficiali o il recupero di antiche canalizzazioni come possibili strumenti per incidere sul bradisismo rischia di trasmettere alla popolazione un messaggio scientificamente improprio. Si tratta di interventi utili per altri problemi, ma non possono essere indicati come rimedi al sollevamento del suolo o alla sismicità senza solide prove scientifiche. I pozzi di depressurizzazione non sono una proposta da lanciare con leggerezza.
Ancora più delicata è l’ipotesi di realizzare pozzi per ridurre la pressione dei fluidi. Una caldera attiva non è una caldaia dalla quale basta far uscire un po’ di vapore. Non conosciamo in modo completo la distribuzione delle pressioni, i collegamenti tra le fratture, le profondità interessate e le possibili reazioni del sistema a un intervento esterno. Perforare o estrarre fluidi significa modificare equilibri naturali già complessi. In determinate condizioni, le operazioni di estrazione o immissione di fluidi nel sottosuolo possono produrre deformazioni, riattivare fratture e concorrere alla generazione di sismicità indotta.
Questo non significa affermare che un eventuale pozzo ai Campi Flegrei provocherebbe necessariamente terremoti; significa, però, che tale rischio deve essere studiato e non può essere ignorato o ridotto a un semplice dettaglio tecnico. L’affermazione secondo cui non si chiederebbero “interventi improvvisati”, ma soltanto una sperimentazione controllata, non risolve il problema.
Anche una sperimentazione modifica il sistema sul quale interviene e dovrebbe essere preceduta da:
1. un modello geologico, geofisico e idrogeologico adeguatamente condiviso;
2. una valutazione indipendente dei rischi;
3. un monitoraggio di base sufficientemente lungo;
4. procedure di arresto e di emergenza;
5. una verifica delle possibili emissioni di gas e delle conseguenze ambientali;
6. il coinvolgimento diretto delle autorità scientifiche e di protezione civile. Un’ipotesi così delicata non può essere anticipata alla stampa come possibile soluzione prima che ne siano state dimostrate fattibilità, utilità e sicurezza.
Il fascicolo degli edifici è utile, ma non è una “vaccinazione” La conoscenza dello stato degli edifici è indispensabile. È corretto ricostruirne le caratteristiche strutturali, le modifiche, i danni e gli interventi necessari.
Non si tratta, tuttavia, di un’idea completamente nuova: è già in corso un piano pubblico straordinario per l’analisi della vulnerabilità delle zone edificate interessate dal bradisismo, che comprende anche indagini geologiche, studi di microzonazione sismica e analisi degli edifici. (Dipartimento della Protezione Civile, Piano di analisi della vulnerabilità) Inoltre, la sicurezza di un fabbricato non dipende soltanto dalla conoscenza delle murature o della struttura.
Occorre considerare anche:
1. la natura e la risposta sismica dei terreni;
2. le condizioni delle fondazioni;
3. eventuali cavità sotterranee;
4. faglie e fratture; 5. fenomeni di amplificazione locale;
6. interazione tra terreno e struttura.
Per questo la valutazione non può essere posta sotto la centralità di una sola categoria professionale. Deve essere realmente condivisa tra geologi, ingegneri, architetti e gli altri specialisti necessari.
Le competenze non sono una formalità Il D.P.R. n. 328 del 2001 attribuisce espressamente ai geologi attività riguardanti l’individuazione dei pericoli geologici, l’analisi e la mitigazione dei rischi, le indagini geognostiche e geofisiche, l’esplorazione del sottosuolo, la definizione dei modelli geologici e gli interventi relativi alle risorse idriche e ai sistemi idrogeologici.
Non si tratta di difendere un confine corporativo, ma di garantire che decisioni dalle conseguenze potenzialmente rilevanti siano formulate da chi possiede la preparazione specifica per valutarle. Richiamare genericamente geologi e geofisici dopo avere già proposto interventi sulle falde, sui fluidi e sulla pressione del sistema geotermico non rappresenta una corretta applicazione del principio di multidisciplinarietà.
La prevenzione richiede rigore, non slogan Una cabina di regia permanente può essere utile soltanto se non duplica strutture già esistenti e se riconosce un ruolo centrale agli organismi scientifici pubblici, all’INGV, alla Protezione Civile, alle università e alle competenze professionali realmente interessate. La prevenzione ai Campi Flegrei deve essere fondata su monitoraggio, microzonazione, conoscenza geologica e geofisica del territorio, valutazione strutturale degli edifici, pianificazione dell’emergenza e corretta informazione della popolazione.
L’Ordine degli Architetti dovrebbe pertanto chiarire pubblicamente che l’eventuale realizzazione di pozzi non costituisce una soluzione proposta per il bradisismo, ma una semplice ipotesi che, prima ancora di essere comunicata alla popolazione, deve essere valutata dalle autorità scientifiche competenti. I Campi Flegrei non hanno bisogno di primati professionali, formule suggestive o soluzioni anticipate sui giornali. Hanno bisogno di rigore, responsabilità e rispetto delle competenze. Su una materia tanto delicata, anche gli organismi rappresentativi dei geologi hanno il dovere di intervenire con immediatezza e chiarezza. Il silenzio di fronte a una simile invasione di campo sarebbe difficilmente comprensibile.
Francesco Russo, Geologo, Past President dell’Ordine dei Geologi della Campania
