Riceviamo e pubblichiamo integralmente
NAPOLI AAA cercasi disperatamente élite Comunista per imminenti elezioni: l’umilissima preghiera di porre un freno alle performance ludico/antagoniste di Largo Berlinguer in mezzo a turisti smutandati e compratori compulsivi
Una proposta alternativa su Napoli che veda come vertice la figura di de Magistris, come Base ciascuno di noi, deve però essere capace di costruire una piramide di rappresentanza, oltre le ZTL, che sappia essere corrispondente alle necessità della città e che sia vaccinata dai salotti del Vomero, quanto dalle dinamiche auto referenziali degli orticelli antagonisti.
Ma per noi Base napoletana, di destra/destra, di destra rosa confetto o Comunista, il deserto che ci circonda contagia ogni pensiero. Come domandare a qualcuno l’ora e sentirsi rispondere che non ricorda il nome di chi ha vinto Sanremo. Una città da Quarto Mondo, narrata come in piena rinascita dai pezzotti giornalisti locali. Una disfunzionalità che nella comunicazione dei media sfora la demenzialità e contamina noi in una allucinata narrazione, persino di noi stessi.
Ieri vedevo una militante a difesa dell’Acqua Pubblica esibirsi nei sempre più trucidi video social, in una pantomima sul caldo, sul suo eroico manifestare nonostante l’afa. Il guaio è che si auto scelgono i nostri rappresentanti in base alla estensione delle corde vocali e alla avvenenza fisica. Gradevole e urlante, questo è il meccanismo selettivo dei Quadri Dirigenti un po’ ovunque ma che a Napoli, purtroppo anche nel curriculum di de Magistris, ha visto palesarsi paradossi irraggiungibili.
Il “Minetti style” imposto dalla graziosa/graziata igienista dentale di B., che diventa parametro per individuare élite: dove per “fotogenia” si intendono anche sfighe personali, vicende biografiche, scelte di vita zuccherose, oltre a naturalmente le tradizionali misure corporali, quella “bella presenza” di stampo fascista sulla quale dobbiamo fare più di una riflessione. Mentre per “estensione delle corde vocali” si intende un arrivismo spinto alle sue più funeste ossessioni: gente che pensa di salvare il mondo prima di questo fine settimana.
Una sciagura dovuta solo in parte alla dismissione dei partiti tradizionali e all’avvento delle dittature degli algoritmi. Ci sta altro: un neo analfabetismo politico che, con l’ascensore sociale scassata del tutto, vede pezzi di parassitaria borghesia cercare un meschino consenso personale attraverso bignami ideologici casuali. Una interscambiabilità talmente compulsiva che travalica i confini del trasformismo, per sdoganare il concetto di “partito monopersonale” inteso come volano della propria singola carriera, spesso ereditaria.
La deriva confindustriale dei sindacati, il loro azzerarsi nel contrastare lo stupro alla città avvenuto negli ultimi decenni, spesso ad opera di governi loro amici, ha modificato il DNA dei sindacalisti, trasformando anche loro in burocrati, non solo scollegati dal Lavoro, ma persino dalla società che attraversano.
La fretta, quello strategico attendere sempre il gong finale, per potere nascondere dietro la frenesia scelte calate dall’alto è escamotage che ha collezionato fallimenti e favorito trasformismi.
È ora di concentrarci su Organizzazione e su meccanismi che, dalla scrittura dell’Agenda Politica, sappiano individuare coloro che poi, questa Agenda, la sappiano interpretare.
Identità Comunista, il difficile compito di individuare nell’oggi dopato e nella città perduta, una nuova definizione di Classe di riferimento. Identità per costruire un sapere collettivo di noi Base, dove formazione e informazione sappiano essere volano di una Agitazione Permanente non fine a sé stessa o alle velleità narcise di qualcuno.
Una proposta alternativa della città, incarnata dall’ex Sindaco, ma portata avanti con competenza da una classe dirigente giovane, preparata, intellettualmente non spappolata dal virus degli ISMI, isterismi o egocentrismi che siano.
Luca Musella
