Sotto inchiesta anche alcuni CAF, spunta anche il clan Fabbrocino. Sequestrate Ferrari, Mercedes, Harley e una casa a Sorrento
Si aprono oggi gli interrogatori di garanzia per i protagonisti di uno scandalo giudiziario che ha travolto un’organizzazione criminale dedita allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Un’indagine congiunta della Polizia di Stato e della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha portato alla luce un colossale sistema illecito orchestrato da tre avvocati campani. Il business? Vendere a caro prezzo falsi contratti di lavoro a cittadini extracomunitari attraverso i “click day” sul portale del Ministero dell’Interno.
Secondo gli inquirenti, la rete incassava cifre esorbitanti – in alcuni casi fino a 10mila euro per ogni pratica – utilizzando credenziali digitali di imprenditori compiacenti per simulare offerte di lavoro inesistenti presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione (SUI). Un meccanismo tanto redditizio da attirare persino l’interesse della criminalità organizzata: tra i soggetti monitorati, emerge un legame con il clan camorristico Fabbrocino.
Figura anche un trolley contenente 320mila euro in contanti tra i beni che sono stati sequestrati dalla Polizia di Stato Il trolley con l’ingente somma di denaro in contanti è stato trovato nella disponibilità di uno dei tre avvocati che, secondo la Polizia di Stato e la Dda di Napoli, ricoprivano il ruolo di vertici.
Secondo gli inquirenti il fulcro dell’organizzazione – composta da professionisti, intermediari e cittadini stranieri – faceva capo agli avvocati Vincenzo Sangiovanni, Aniello Annunziata e Gaetano Cola, ciascuno alla guida di un Centro di Assistenza Fiscale (CAF). I tre legali sono stati arrestati e tradotti in carcere insieme ad altri nove indagati, tra cui anche un agente di polizia accusato di favorire l’attività criminale dall’interno.
I NOMI DEGLI INDAGATI
In totale, sono 45 le misure cautelari eseguite:
Arrestati e tradotti in carcere:
Vincenzo Sangiovanni,
Aniello Annunziata,
Gaetano Cola,
Roberto Lombardo,
Autilia Mirando,
Mario Casillo,
Gennaro Esposito,
Santolo Di Genua,
Towhid Kamal Mohammad,
Nicola Mariano Boccia.
Ai domiciliari:
Melanie Seeber,
Rosita Catapano,
Giuseppe Menzione,
Ripon Abdur Razzak,
Saiful Md,
Fabrizio Cerrone,
Guglielmo Acciarino,
Giustino Grimaldi,
Massimo Centomani,
Mario Nippoli,
Nunzio Sangiovanni,
Ashaduz Zaman,
Fazlul Karim,
Vittorio Maffettone,
Maria Polisi,
Marco Mohammed,
Rasel Alì Mir,
Domenico La Manna,
Rafique Sheikh,
Sohave Mohammed, detto Giuseppe,
Guido Albano.
Obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria per:
Aniello Iervolino,
Salvatore Del Giudice,
Antonio Noranna,
Antonio Perillo,
Armando Manna,
Antonio Biagio Menna,
Saverio Russo,
Gabriele Auricchio,
Anna Roberto,
Francesco Ferrara,
Antonio Romano.
I BENI SEQUESTRATI
Il gruppo si sarebbe arricchito a tal punto da reinvestire i proventi illeciti in beni di lusso. Tra i beni sequestrati figurano:
- un appartamento a Sorrento
- locali commerciali nella prestigiosa Piazza Amedeo di Napoli
- una Ferrari
- una Mercedes dal valore di 88mila euro
- una Harley Davidson da 30mila euro
- numerose polizze assicurative.
Una rete ben organizzata
Una vicenda che svela l’altra faccia dell’emergenza migratoria: non solo disperazione e sfruttamento, ma anche un vero e proprio mercato parallelo alimentato da professionisti senza scrupoli e protetto da una fitta rete di complicità. Gli inquirenti parlano di una “struttura organizzata e stabile”, che agiva con metodo e scopi lucrativi, approfittando delle falle nei sistemi di regolarizzazione per lucrare sulla pelle degli ultimi.
L’inchiesta prosegue. E mentre la magistratura lavora per chiarire ulteriori responsabilità e ramificazioni, il caso accende ancora una volta i riflettori sulla connivenza tra colletti bianchi e criminalità organizzata nel commercio degli esseri umani.
Alma

