Era impegnato in un cantiere ferroviario in provincia di Macerata. La Cgil: “serve responsabilità da parte di committenti pubblici e privati, anche sotto il profilo giuridico, in base al Decreto 81/08 e alla legge 231/01“
Un altro dramma si è consumato sui luoghi di lavoro. Nella tarda mattinata di oggi, un operaio di 50 anni è deceduto mentre era impegnato in un cantiere ferroviario nella frazione di Sforzacosta, alle porte di Macerata. L’uomo, Savino Lettini, originario di Trani, si è accasciato improvvisamente durante le attività di elettrificazione della linea Macerata-Albacina, attualmente sospesa per lavori infrastrutturali.
I soccorsi, giunti rapidamente sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. A intervenire anche gli agenti di polizia e il Servizio di prevenzione e sicurezza dell’AST di Macerata, che ha avviato accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.
Lettini lavorava per una ditta appaltatrice di Rete Ferroviaria Italiana. In una nota diffusa poco dopo la notizia della morte, il gruppo ha espresso cordoglio per la scomparsa dell’operaio: «Siamo vicini ai familiari del lavoratore deceduto mentre era impegnato su un’area di cantiere lungo la linea ferroviaria, chiusa al traffico da giugno per interventi di potenziamento».
Un padre, un nonno, un volontario
La morte di Lettini ha scosso profondamente la comunità di Trani, dove era molto conosciuto. Era padre di tre figli e nonno di due nipoti. La moglie, appresa la notizia, è partita immediatamente per le Marche. Rosa Ardillo, presidente della sezione Fidas della città pugliese, lo ricorda con commozione: «Savino era un uomo generoso, donava sangue con regolarità. Quando mi hanno chiamata non ci volevo credere. È un dolore profondo».
«Qui il lavoro scarseggia – prosegue Ardillo – e Savino, come tanti, era stato costretto a cercare altrove la possibilità di mantenere la sua famiglia. Mi è venuto subito in mente il dolore della moglie e dei figli. Una delle sue figlie compirà 18 anni il mese prossimo. È una tragedia».
Caldo, sicurezza e diritti: la CGIL chiede interventi immediati
L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto in un’estate caratterizzata da temperature record. In merito, è intervenuto Alessandro Genovesi, responsabile della CGIL nazionale per la contrattazione negli appalti: «È fondamentale sospendere tutte le attività non urgenti durante le ore più calde, in coerenza con il protocollo firmato al Ministero del Lavoro».
Genovesi denuncia inoltre la confusione tra lavori di pubblica utilità e operazioni pianificate che potrebbero essere rimandate: «Assistiamo a tentativi di mascherare come urgenti interventi che non lo sono affatto, mentre le istituzioni locali restano in silenzio».
La CGIL ricorda che le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro esistono, ma sono spesso disattese. A fronte di ondate di calore sempre più frequenti, i sindacati chiedono un cambiamento strutturale: «Serve responsabilità da parte di committenti pubblici e privati, anche sotto il profilo giuridico, in base al Decreto 81/08 e alla legge 231/01».
Condizioni disumane anche nel terziario
A denunciare condizioni di lavoro inadeguate, anche nel settore dei servizi, è la CGIL Sardegna. «Ci arrivano segnalazioni da lavoratori costretti a indossare divise invernali, senza accesso all’acqua o ad ambienti climatizzati. In alcuni casi, vengono rimproverati per essersi fermati a bere», afferma Nella Milazzo, segretaria della Filcams CGIL regionale.
Il sindacato chiede un intervento normativo mirato, che tenga conto del cambiamento climatico e delle sue ricadute concrete. «Non bastano le risposte della Regione, servono controlli e sanzioni reali per chi non rispetta la legge».
Un’estate bollente anche nella manifattura: il caso “Ceramiche Noi”
Nel cuore dell’Umbria, la cooperativa Ceramiche Noi, nata nel 2019 dalle ceneri di un’azienda destinata alla delocalizzazione, affronta il caldo anticipando gli orari di lavoro. «I turni cominciano all’alba per evitare le ore più torride», spiega Lorenzo Giornelli, responsabile marketing dell’impresa.
L’azienda utilizza un grande forno alimentato con idrogeno verde e gas, capace di raggiungere oltre 1.200 gradi. «Abbiamo sistemi per contenere il calore, ma ogni anno diventa più difficile. Stiamo studiando nuovi impianti di raffreddamento, ma siamo ancora in fase di sperimentazione».
Nel frattempo, la priorità è proteggere i lavoratori: «Contiamo anche sull’ombra mattutina, ma il clima ormai è fuori controllo».
La morte di Savino Lettini rappresenta l’ennesimo monito. In un paese che ogni estate fa i conti con temperature sempre più estreme, è urgente ripensare radicalmente l’organizzazione del lavoro. Non si tratta più solo di rispetto delle regole, ma della difesa stessa della vita. E ogni vita persa per lavoro, come quella di Savino, pesa su tutta la società.
Alma
