Una società tunisina li importò illegalmente dall’Italia
La notizia di queste ore. La camera penale del tribunale di primo grado di Tunisi ha condannato l’ex ministro dell’Ambiente tunisino, Mustapha Aroui a tre anni di reclusione per lo scandalo dei rifiuti campani importati illegalmente. L’altro ex ministro dell’Ambiente, Chokri Belhassen, è stato assolto.
Altre tre persone coinvolte in questo caso sono state condannate a tre anni mentre un dirigente del Ministero dell’Ambiente è stato condannato a dieci anni di reclusione. Il titolare dell’impresa di importazione di rifiuti, è stato condannato, in contumacia, a 15 anni di reclusione. Mustapha Aroui era stato arrestato nel dicembre 2020 dopo il suo licenziamento dal ministero degli Affari locali e dell’ambiente, dopo sei mesi in carica.
La vicenda risale all’estate 2020 quando le dogane tunisine scoprirono centinaia di container di rifiuti domestici, la cui importazione è vietata dalla legislazione tunisina e dalle convenzioni internazionali, ma che furono presentati amministrativamente dall’azienda importatrice come rifiuti plastici “non pericolosi”.
Sul caso venne aperta in Tunisia prima un’indagine amministrativa e poi una penale che ha visto indagate 26 persone per corruzione, compresi i funzionari della dogana e l’ex ministro dell’Ambiente, Mustapha Aroui, che venne arrestato.
Dopo un lungo periodo di consultazioni e grazie alla firma di un accordo di cooperazione istituzionale tra Itala e Tunisia nel febbraio 2022, 213 container di rifiuti sono tornati in Italia al porto di Salerno
“Uno scandalo questo dei rifiuti partiti dalla Campania che nessun consigliere mi ha aiutato a portare alla luce e a denunciare, fui lasciata sola – denuncia il consigliere Maria Muscarà – ora arrivano le condanne in Tunisia, mentre in Italia ancora si dorme. Il ministro che subito fu “deposto” adesso si fa tre anni di carcere. Invece in Regione Campania, dove i dirigenti che dovrebbero occuparsi del corretto iter di esportazione rifiuti, lautamente pagati per questo, non sanno neanche mettere in atto la procedura corretta, tutto tace. Guai a dire a questo punto che la Tunisia abbia fatto meglio dell’Italia, molto velocemente ha trovato i colpevoli e concluso l’iter giudiziario.
