Run baby run, storia di maternità e fuga

Al Teatro Tram di Napoli un un monologo ispirato ad un avvenimento di cronaca, interpretato da Titti Nuzzolese per la regia e la drammaturgia di Mirko Di Martino

Una madre che scappa per tenere con sé sua figlia, può essere accusata di rapimento? E ancora: è giusto togliere alla madre la figlia appena nata, se la madre è ritenuta inadeguata al suo ruolo? E chi decide se è inadeguata? Tutti i  dubbi piombano sul palco del Teatro Tram di Napoli, con “Run baby run”, interpretato da Titti Nuzzolese per la regia e la drammaturgia di Mirko Di Martino. Una nuova produzione del teatro di via Port’Alba: un monologo ispirato ad un avvenimento di cronaca. Marta è su un letto d’ospedale a prendersi cura della sua bambina appena nata, ad allattarla, ad abbracciarla, sapendo che quella sarà l’ultima volta che potrà farlo. Marta non è una buona madre: per il Tribunale dei Minori, non è adatta a prendersi cura di sua figlia. La tossicodipendenza, i furti, la vita da sbandata, dimostrano che la piccola starà meglio senza di lei e sarà affidata a una casa di accoglienza. Ma per Marta, la bambina che tiene in braccio è soltanto sua e niente e nessuno potranno mai portargliela via. Marta fugge: inganna le infermiere, esce dall’ospedale con la bambina in braccio, si mette in macchina e scappa via. Abbandona Milano, dove ha vissuto da emarginata negli ultimi vent’anni, e viaggia verso Sud, verso il paesino sperduto che aveva abbandonato con la famiglia tanti anni per inseguire i suoi sogni. Di quei sogni, oggi, non resta più nulla: solo una bambina senza un padre, una bambina che è così bella e indifesa, così pura e innocente. Ma la Polizia è partita al suo inseguimento: non importa che la piccola sia sua figlia, si tratta comunque di rapimento. La strada per tornare a casa è lunga: centinaia di chilometri separano Marta dalla sua meta. Non le importa di essere in fuga, non le importa di essere una criminale: nessuno potrà toglierle sua figlia.

 

Per noi, oggi, la maternità e i bambini sono argomenti estremamente sensibili: le mamme e i bambini sono diventati, nel tempo, condizioni intoccabili, da salvaguardare a ogni costo, anche a rischio di finire ingabbiati in corto-circuiti da cui è difficile uscire. Lo spettacolo racconta una donna che scopre un po’ alla volta il significato della maternità: Marta, infatti, comprende cosa vuol dire essere madre non quando mette al mondo sua figlia, ma solo dopo che ha dovuto fare delle scelte per lei, per il suo futuro, confrontandosi con il suo passato. Perché ogni madre è anche una figlia, e ogni madre deve confrontarsi con la madre che ha avuto e vedere in sua figlia la figlia che è stata. “Run baby run” è la storia di una fuga che diventa maturazione: fuggire significa cercare la propria strada anche a costo di sbagliare.

orari spettacoli:

22 e 23 marzo ore 21,00 – 24 marzo ore 18,00

Biglietti: Intero 12 euro | Ridotto (under 26 acquistato online) 10 euro.

La prenotazione non è obbligatoria, ma consigliata.

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