160 bombe in pochi minuti, ospedali al collasso e tensione alle stelle
L’intesa appena raggiunta tra Stati Uniti e Iran è durata lo spazio di poche ore sul terreno mediorientale. A spezzarla, nei fatti, è stata l’offensiva lanciata da Israele contro il Libano, un’azione che ha di fatto svuotato di significato qualsiasi prospettiva immediata di de-escalation regionale.
Mentre la diplomazia cercava di costruire una tregua, i cieli sopra Beirut e il sud del Paese sono stati attraversati da decine di caccia. Secondo l’Israel Defense Forces, circa 50 aerei hanno colpito un centinaio di obiettivi legati a Hezbollah. Ma il dato più impressionante resta la dinamica: circa 160 bombe sganciate in appena dieci minuti. Un’azione lampo, ma dagli effetti devastanti.
Sul terreno, il risultato è stato tutt’altro che “chirurgico”. Le autorità sanitarie e umanitarie parlano di centinaia di vittime tra morti e feriti, con interi quartieri ridotti a cumuli di macerie e persone ancora intrappolate sotto gli edifici crollati. Gli ospedali, già provati da mesi di conflitto, sono al collasso.
“Israele continua a espandere la sua aggressione prendendo di mira aree residenziali densamente popolate e togliendo la vita a civili disarmati in varie parti del Libano, inclusa, in particolare, la capitale Beirut”, ha detto il premier libanese Nawaf Salam, in una drammatica dichiarazione ripresa con evidenza dalla Bbc britannica, sullo sfondo d’immagini di devastazioni estese. Salam evoca di fatto una strage di civili.
Non è la prima volta che una tregua viene aggirata o violata: negli ultimi mesi sono state segnalate ripetute operazioni militari israeliane anche in presenza di accordi di cessate il fuoco fragili o parziali . Ma la tempistica di questo attacco colpisce in modo particolare: intervenire proprio mentre si tenta un accordo tra Washington e Teheran manda un segnale politico preciso.
Di fatto, Israele ha agito come se quell’intesa non lo riguardasse, riaffermando unilateralmente che il fronte libanese resta escluso da qualsiasi logica di tregua. Una scelta che molti osservatori interpretano come un atto di forza capace di sabotare sul nascere ogni tentativo di stabilizzazione più ampia.
Il risultato è un doppio cortocircuito: diplomatico, perché mina la credibilità degli accordi internazionali appena siglati; e umanitario, perché il prezzo immediato viene pagato dalla popolazione civile libanese. In un contesto già segnato da escalation continue, questo tipo di operazioni rischia di trasformare ogni cessate il fuoco in un esercizio puramente formale, privo di effetti reali sul terreno.
L’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito che l’Iran ha deciso di interrompere nuovamente il passaggio delle navi attraverso lo stretto di Hormuz a causa degli attacchi di Israele in Libano.
“In seguito alla violazione, da parte di Israele, del cessate il fuoco in Libano e contro Hezbollah, l’Iran si sta preparando a condurre operazioni contro le posizioni militari in Israele”. Lo ha dichiarato una fonte della sicurezza iraniana citata dall’agenzia di stampa Fars. La fonte ha aggiunto che “a Teheran si sta diffondendo la convinzione che i continui attacchi, nonostante l’accordo, siano un segno dell’incapacità degli Stati Uniti di controllare Netanyahu o che Israele abbia ottenuto libertà d’azione dal Comando Centrale degli Stati Uniti”.
Ciro Crescentini

