La struttura pubblica dell’ASL Napoli 1 Centro offre supporto clinico e psicodiagnostico alle vittime di violenza lavorativa
L’Italia è l’unico Paese in Europa a non essersi ancora dotato di una legge sul mobbing. Un’anomalia che pesa su migliaia di lavoratori e lavoratrici ogni anno, vittime di una violenza organizzativa tanto invisibile quanto devastante.
Un vuoto normativo che non trova giustificazioni, e che in Campania assume contorni ancora più gravi: una legge regionale approvata dalla Giunta De Luca, che prevedeva la nascita di strutture territoriali specializzate, è stata di fatto disattesa, lasciando senza risposta concreta un fenomeno sempre più diffuso.
Il mobbing non è un semplice conflitto tra colleghi né un problema relazionale. È un sistema padronale, parte integrante di un perverso modello di organizzazione del lavoro fondato sull’umiliazione, l’esclusione, la svalutazione sistematica di chi non si allinea o si mostra vulnerabile.

«È una lenta agonia quella dei mobbizzati – afferma la giuslavorista Giuliana Quattromini – che non smette mai di coinvolgermi profondamente e tuttavia di darmi la forza di combattere nelle aule giudiziarie».
Mobbing e maternità: i numeri dell’abbandono
Particolarmente grave è la correlazione tra mobbing e maternità. Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Mobbing, negli ultimi cinque anni i casi sono aumentati del 30%. Solo negli ultimi due anni, 800 mila donne sono state licenziate o costrette alle dimissioni dopo la gravidanza. Almeno 350 mila lavoratrici sono state discriminate per aver chiesto orari flessibili o tutele per la conciliazione tra lavoro e famiglia. Il dato più allarmante è che 4 madri su 10 vengono costrette a lasciare il lavoro per effetto del cosiddetto “mobbing post partum”, con picchi del 21% nel Sud Italia.

Cosa dice la giurisprudenza
Nonostante l’assenza di una legge nazionale, la giurisprudenza italiana ha più volte riconosciuto casi di mobbing sulla base di una casistica ormai consolidata.
Ecco alcuni comportamenti sanzionati dai tribunali:
- Demansionamento, inattività forzata, dequalificazione;
- Ostilità organizzativa, interruzione della carriera, esclusione dai processi decisionali;
- Pressioni psicologiche e umiliazioni pubbliche, volte all’isolamento professionale;
- Uso strumentale di contestazioni e provvedimenti disciplinari, con l’unico scopo di colpire il lavoratore o la lavoratrice;
- Negazione reiterata di ferie, permessi, strumenti di lavoro, con intento persecutorio.
Il vuoto normativo italiano
Ad oggi, il mobbing non è configurato come reato autonomo nel nostro ordinamento. Tuttavia, esistono alcuni riferimenti normativi che offrono una tutela indiretta.
- L’art. 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo.
- L’art. 40 vieta lo svolgimento dell’attività economica in contrasto con la dignità umana.
- L’art. 2087 del Codice Civile impone al datore di lavoro di garantire l’integrità fisica e morale del lavoratore.
Accanto a queste, vanno considerati il D.Lgs. 215/2003 (contro la discriminazione razziale) e il D.Lgs. 216/2003 (contro la discriminazione sul lavoro per religione, disabilità, età o orientamento sessuale). Queste normative, insieme allo Statuto dei lavoratori, offrono una cornice di riferimento per azioni legali individuali, ma non costituiscono una legge organica contro il mobbing.

Il centro di riferimento della ASL Napoli 1
Nel panorama italiano, dove le istituzioni pubbliche sono spesso assenti o inerti, rappresenta un’eccezione positiva la Struttura Centrale di Psicopatologia da Mobbing e Disadattamento Lavorativo della ASL Napoli 1 Centro, con sede presso la UOSM DS 24 in via Teresa Ravaschieri n. 8 (quartiere Chiaia).
Si tratta del Centro di Riferimento Regionale della Campania, diretto dal Dipartimento di Salute Mentale, guidato dalla dottoressa Luisa Russo. La struttura è coordinata dalla dottoressa Dora Russo, dirigente medico psichiatra, con la direzione della dottoressa Rossana Calvano.
Il centro si rivolge a tutti i lavoratori del territorio nazionale, esclusi i dipendenti della stessa ASL Napoli 1 Centro, e offre colloqui clinici, valutazioni psicodiagnostiche e orientamento psichiatrico. Le attività si svolgono su appuntamento e in più giornate.
Per accedere al servizio è necessario scrivere all’indirizzo [email protected], indicando i propri dati, sede di lavoro, recapiti, allegando una breve memoria lavorativa (massimo due pagine) e una fotocopia del documento d’identità.
Serve una legge, subito
Nel silenzio della politica e nell’indifferenza di molte aziende, il mobbing continua a produrre malattia, disoccupazione, isolamento sociale, perdita di fiducia. Chi subisce questa violenza spesso viene lasciato solo.
Il riconoscimento giuridico del mobbing come reato, con un quadro normativo chiaro e strumenti preventivi efficaci, non è più rinviabile. Serve una legge, subito. Perché la dignità del lavoro non può restare una promessa vuota.
Ciro Crescentini

