La denuncia: “Favoritismi e violazioni di legge. I cittadini devono sapere chi c’è dietro”
La gestione del potere all’interno del Consiglio regionale della Campania finisce ancora una volta sotto accusa. A sollevare il caso sono la consigliera regionale Maria Muscarà e il presidente di Sud Protagonista, Salvatore Ronghi, che puntano il dito contro quella che definiscono una “mala politica” capace di allontanare i cittadini dal voto e compromettere la credibilità delle istituzioni.
Nel mirino c’è l’accordo sotterraneo tra Vincenzo De Luca, il figlio Piero e Roberto Fico, che – secondo Muscarà e Ronghi – sarebbe stato orchestrato a Roma, in totale contraddizione con gli slogan di questi anni sul “primato dei territori”. Un’intesa che, secondo i due esponenti politici, rischia di produrre nuovi danni alla Campania.
Ma non è tutto. I riflettori si accendono anche sui comportamenti di alcuni consiglieri regionali di maggioranza, accusati di agire non per il bene pubblico, ma per sistemare i propri interessi e quelli del governatore De Luca prima della fine della legislatura.
Uno degli aspetti più critici riguarda la recente approvazione, lo scorso 30 luglio, del nuovo Regolamento per gli uffici di diretta collaborazione del Consiglio regionale. La norma – spiegano Muscarà e Ronghi – prevede l’equiparazione degli stipendi dei responsabili di queste strutture a quelli dei dirigenti di prima fascia. Il problema? Questi incarichi potrebbero essere affidati anche a persone prive di laurea, purché abbiano svolto ruoli politici o esperienze di supporto istituzionale.
“Si tratta di un’evidente forzatura – denunciano Muscarà e Ronghi – che mette sullo stesso piano un titolo di studio universitario e un generico passato politico, violando le norme e aprendo a possibili danni erariali per la Regione”.
Non mancano riferimenti diretti alla Corte dei Conti, che – ricordano i due – ha già contestato in passato il riconoscimento di compensi dirigenziali a figure prive dei requisiti previsti dalla legge.
Ulteriori dubbi emergono poi sul bando di mobilità interna pubblicato il 18 agosto, che – secondo i denuncianti – sembra disegnato su misura per agevolare il trasferimento di alcuni “comandati” all’interno del Consiglio regionale, a scapito di altri dipendenti. Misteriosa anche la scelta degli uffici di procedere solo con la mobilità, ignorando le altre misure previste dalla delibera dell’Ufficio di Presidenza del 4 agosto.
“Questa gestione disinvolta e opaca della cosa pubblica – concludono Muscarà e Ronghi – è solo l’ennesima dimostrazione di come si stia superando il confine della legalità amministrativa. Nella conferenza stampa che stiamo preparando faremo nomi e cognomi, perché i cittadini devono sapere”.
CiCre
