Alitalia, Gentiloni dopo il flop del governo: “Deluso dal referendum”. Ora si punta al prestito-ponte

Il premier: “Non ci sono le condizioni per la nazionalizzazione”. Il ministro Calenda: “Dallo Stato 300-400 milioni per assicurare sei mesi di gestione”

Il premier sembra fiaccato dopo il flop del governo nella vertenza Alitalia. “Non posso tacere la preoccupazione per quello che sta accadendo in una grande impresa come Alitalia. Anche lì – dichiara Gentiloni nel suo intervento al pastificio Rummo di Benevento – bisognerebbe essere in grado di stare sul mercato e competere. Devo dire che da parte mia c’è stata delusione per l’opportunità offerta dall’accordo che non è stata colta”. “Chi governa – aggiunge il presidente del consiglio – ha il compito di risolvere i problemi e dire anche la verità e io l’avevo detto prima e anche adesso: non ci sono le condizioni per la nazionalizzazione. Tuttavia il governo si sente impegnato a non disperdere le risorse di asset e lavoro della compagnia, ci lavoreremo sapendo che la decisione presa nel referendum rende più difficile accettare la sfida”. Per la compagnia di bandiera ora c’è il commissariamento. Il ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, traccia la rotta: “Il nuovo commissario deve assicurare la continuità dell’azienda e poi trovare un acquirente per Alitalia che sappia gestirla”, e per la continuità “l’unica cosa sarà avere un prestito ponte dallo Stato, intorno ai 300-400 milioni per assicurare sei mesi di gestione”. Ma per il prestito serve l’ok di Bruxelles.

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