Riceviamo e pubblichiamo integralmente
C’è un’Italia che non arretra. Che anzi, avanza. Silenziosamente ma con forza. È il Sud, da troppo tempo considerato periferia d’Europa, che oggi si scopre baricentro di un nuovo Mediterraneo: più instabile, ma anche più centrale. Un Sud che cambia passo, e che si propone come piattaforma strategica dell’Italia e dell’Europa verso Africa, Medio Oriente e Asia.
Il Libro Bianco “Verso Sud 2025”, a cura di The European House – Ambrosetti, traccia un’immagine sorprendente. Negli ultimi due anni, il Mezzogiorno ha registrato una crescita del PIL superiore a tutte le altre macro-aree italiane. Solo nel 2024, +0,9% contro il +0,7% del Centro-Nord. E gli investimenti esteri? Cresciuti del 27% nel Sud, contro il 12% del Nord. Dati che non raccontano un’eccezione, ma una tendenza.
Le ragioni? Molteplici. C’è la nascita della ZES Unica, che ha già attivato investimenti per oltre 8,5 miliardi di euro, con un impatto economico totale stimato in 26,9 miliardi e oltre 34.000 nuovi posti di lavoro. C’è l’asse energetico che, grazie ai gasdotti di Mazara del Vallo, Gela e Melendugno, ha fatto del Sud il vero snodo dell’approvvigionamento italiano. C’è la scommessa su porti e cantieristica, in un Mediterraneo sconvolto da nuove rotte (Suez in crisi, Capo di Buona Speranza in ascesa). E c’è il turismo, che torna a crescere, insieme all’economia del mare.
Il vero cuore della rinascita, però, è umano. Il Sud è giovane. Campania, Sicilia, Calabria: qui i ragazzi sono più numerosi che altrove. Qui, secondo il report, si sta costruendo una “Academy euro-mediterranea” capace di fare formazione di livello e trattenere talenti. Ma servono politiche mirate: contrasto alla dispersione scolastica, rafforzamento degli ITS, incentivi all’imprenditoria giovanile e femminile.
Non è un percorso in discesa. La sfida geopolitica è aperta. La guerra in Ucraina e in Medio Oriente, la crisi del Mar Rosso, le mosse protezioniste degli Stati Uniti minacciano l’export. Ma è proprio in questi scenari che il Sud può diventare una risposta: piattaforma logistica, culla dell’energia pulita, crocevia culturale e formativo.
Oggi il Mediterraneo parla molte lingue, ma il suo baricentro parla sempre più italiano. Il Mezzogiorno non è più solo una promessa. È la rotta da seguire.
Giovanni Di Trapani
