Dopo 12 mesi scatta solo il 30% dell’inflazione, misura più debole del previsto
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha modificato all’ultimo momento una delle misure più attese del decreto Primo Maggio, ridimensionando un intervento che avrebbe potuto incidere direttamente sui tempi e sulle modalità di aumento dei salari. Nella versione definitiva approvata dal Consiglio dei ministri è infatti scomparsa la norma che prevedeva la retroattività degli aumenti stabiliti dai rinnovi dei contratti nazionali.
Se fosse rimasta, questa disposizione avrebbe introdotto un cambiamento significativo: gli incrementi retributivi sarebbero scattati a partire dalla scadenza del contratto, garantendo ai lavoratori anche gli arretrati. Un meccanismo che avrebbe reso meno conveniente per le imprese ritardare i rinnovi, esercitando quindi una pressione indiretta — anche su realtà legate a Confindustria — per chiudere le trattative in tempi più rapidi. La cancellazione della norma ne riduce quindi l’impatto potenziale.
Resta però un correttivo: trascorsi dodici mesi dalla scadenza di un contratto collettivo, scatterà automaticamente un adeguamento salariale pari al 30% dell’inflazione prevista. Non si tratta di un ritorno alla scala mobile, ma di un meccanismo che ne richiama in parte la logica. Sono previste deroghe per i settori più esposti a variabilità economica o stagionalità, nei quali l’adeguamento sarà demandato alla contrattazione collettiva. La misura si applicherà anche ai contratti già scaduti, ma solo a partire da gennaio 2027, elemento che ne attenua l’efficacia nel breve periodo.
Un altro capitolo rilevante riguarda il lavoro sulle piattaforme digitali. Il decreto introduce un criterio aggiuntivo per valutare se i rider debbano essere considerati lavoratori dipendenti: l’utilizzo di algoritmi per organizzare e controllare l’attività. Questo potrebbe facilitare il riconoscimento di maggiori tutele per i fattorini impiegati da piattaforme come Deliveroo e Glovo, già finite sotto la lente della magistratura per presunte pratiche di sfruttamento. In parallelo, vengono rafforzate le misure contro il caporalato, includendo il contrasto al traffico di account e l’obbligo di autenticazione tramite SPID o carta d’identità elettronica — una scelta criticata dai sindacati, che la considerano un costo aggiuntivo per i lavoratori.
Sul fronte degli incentivi, il governo conferma uno stanziamento vicino al miliardo di euro per sostenere l’occupazione, con particolare attenzione a giovani, donne e lavoratori nella Zona economica speciale del Mezzogiorno. Per accedere ai benefici, le imprese dovranno applicare contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative, come CGIL, CISL e UIL. L’obiettivo è scoraggiare l’uso dei cosiddetti contratti “pirata”, spesso associati a condizioni economiche peggiorative.
Questa scelta segna una discontinuità rispetto ad alcune aperture del passato verso sigle minori come UGL e CISAL. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha parlato esplicitamente di una “scelta di campo”, indicando una maggiore convergenza con le richieste delle principali parti sociali.
Alla base di queste misure c’è una criticità ormai evidente: nonostante l’aumento dell’occupazione, i salari reali restano indietro. Secondo l’ISTAT, le retribuzioni hanno perso quasi otto punti percentuali rispetto al 2021. Finora il governo ha cercato di compensare attraverso il taglio del cuneo fiscale, aumentando il netto in busta paga, ma senza colmare del tutto il divario.
A questo si aggiunge un elemento strutturale: la crescita occupazionale è stata sostenuta soprattutto dagli over 50, anche per effetto dell’innalzamento dell’età pensionabile, mentre giovani e donne restano le categorie più fragili. Da qui la scelta di rafforzare gli incentivi mirati.
Il decreto arriva dopo mesi di tensione sul tema dei salari, aggravata anche dalla mancata introduzione del salario minimo — proposta dalle opposizioni e respinta dall’esecutivo — e dalla decisione di lasciar decadere la delega legislativa in materia. Il risultato è un intervento che, pur introducendo alcune novità, appare più cauto rispetto alle aspettative iniziali.
Ciro Crescentini

