Napoli, Usb in piazza contro la manovra comunale: “No al modello greco per pagare i debiti”

La manifestazione venerdì 21 aprile alle 16 presidio sotto la sede del Consiglio Comunale

“L’approvazione del bilancio di previsione 2017-19 non è altro che la classica manovra lacrime e sangue che aggrava una situazione già pesante per il Comune che, essendo in pre-dissesto, deve avere per legge le aliquote dei tributi al massimo”. A Napoli l’Unione sindacale di base dice “No al modello stile “Greco” per pagare i debiti e sollecita l’utilizzo dell’avanzo di bilancio libero (non vincolato) di oltre 563 milioni di città metropolitana”. Venerdì 21 aprile alle 16 presidio sotto la sede del Consiglio Comunale per esprimere dissenso. “L’abbassamento della soglia di esenzione Irpef da 15.000 a 8.000 euro, contenuta nel bilancio – afferma una nota della Federazione regionale Usb – risulta essere una ulteriore misura socialmente pesante. La vendita di infrastrutture strategiche come la rete del gas o l’alienazione delle quote comunali all’interno di una delle poche partecipate attive, ossia la Gesac che gestisce i servizi aeroportuali, contengono elementi preoccupanti sugli equilibri occupazionali raggiunti e sulla garanzia di continuità delle attività pubbliche della città. La mancanza di adeguate coperture economiche ai servizi del welfare per l’assistenza domiciliare anziani e l’assistenza scolastica per i bambini disabili potrebbero comportare un serio rischio per i diritti degli utenti e dei lavoratori. Infine, il piano strategico di risanamento dell’Anm, sembra un accompagnamento al prossimo processo di privatizzazione messo in moto dalla Regione Campania con la divisione in lotti di gara del bacino regionale”.

“Il piano industriale 2017/2019, non sottoscritto dalla nostra organizzazione sindacale – prosegue la nota – è monco di una concreta e reale lotta agli sprechi, altresì, il depauperamento strutturale del servizio di superficie determina inefficienza e probabili scenari di fallimento. La nostra proposta di legare il risanamento all’avvio di un processo sfociante nella costituzione di un’Azienda Unica metropolitana a gestione pubblica con la creazione di economie di scala attraverso la fusione con l’Azienda di trasporto pubblico dell’ex-Provincia è stata oggetto soltanto di un appoggio molto generico contraddetto dai fatti perché è passata la teoria dei due tempi (prima il risanamento poi il rilancio). Ciò è stato appena mitigato dall’approvazione di una mozione in Consiglio Comunale dove si chiede all’Amministrazione di produrre un piano di riorganizzazione del Tpl d’intesa con la Città Metropolitana entro il 31 luglio”. La manifestazione è indetta “al fine di iniziare un percorso di lotta ed aprire un’ampia discussione che porti all’individuazione di iniziative di mobilitazione vista l’assenza, sinora, di un intervento governativo rispetto alla situazione di eccezionalità creatasi a causa di eredità delle precedenti Amministrazioni e tale da configurare un oggettivo attacco alla città. Un auspicio è un appello alla partecipazione nell’interesse dei lavoratori coinvolti nei processi di dismissione e soprattutto dell’intera città”.

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