Stipendi pagati in ritardo, livelli e qualifiche riconosciuti dopo 15 o 20 anni, tagli arbitrari alle retribuzioni, come la cancellazione dell’EVR (Elemento Variabile della Retribuzione), un premio previsto dal Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) che viene erogato al raggiungimento di determinati parametri produttivi dell’azienda, come quota mensile direttamente al lavoratore. Un diritto contrattuale ignorato dai vertici dell’ente, addirittura definito un “benefit inaccettabile”
Aria tesa, rabbia crescente e un malessere che ormai si taglia col coltello tra le mura della Cassa Edile di Napoli, l’ente bilaterale dell’edilizia che dovrebbe garantire diritti e dignità a migliaia di lavoratori. E invece, chi ogni giorno gestisce quei diritti per conto di ventimila edili della provincia, oggi denuncia condizioni di lavoro sempre più inaccettabili.
Stipendi pagati in ritardo, livelli e qualifiche riconosciuti dopo 15 o 20 anni, tagli arbitrari alle retribuzioni, come la cancellazione dell’EVR (Elemento Variabile della Retribuzione), un premio previsto dal Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) che viene erogato al raggiungimento di determinati parametri produttivi dell’azienda, come quota mensile direttamente al lavoratore. Un diritto contrattuale ignorato dai vertici dell’ente, addirittura definito un “benefit inaccettabile”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è proprio la cancellazione dell’EVR dalle buste paga: i dipendenti, stanchi di subire, sarebbero ora orientati a conferire l’incarico di farsi assistere da una nota giuslavorista napoletana indipendente, esperta in diritto del lavoro e tutela collettiva. Un segnale forte, che lascia intendere che la misura è colma e che la tutela dei diritti passerà, se necessario, anche per vie legali.
A tutto questo si aggiungono comportamenti poco ortodossi degli organismi di gestione dell’ente, che sembrano dimenticare la funzione sociale della Cassa Edile e trattano il personale come sudditi non come professionisti alimentando solo inutile tensione.
Eppure i dipendenti della Cassa Edile partenopea svolgono un ruolo fondamentale per l’intero settore edile napoletano, dotati di grande professionalità e competenza ma puntualmente vengono trattati con indifferenza, se non con disprezzo. Troppo spesso sono costretti a sollecitare il rispetto delle date di pagamento degli stipendi. E non mancano critiche all’operato del presidente Rodolfo Girardi e del vice presidente Valerio Medici
La Cassa Edile di Napoli è formalmente una associazione di diritto privato, ma in realtà è di proprietà delle organizzazioni sindacali Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil e dell’Associazione dei Costruttori. Un modello unico nel suo genere, dove le imprese non pagano direttamente tredicesima e ferie ai propri operai, versano ogni mese quote salariali alla Cassa Edile, che gestisce questi fondi e li distribuisce ai lavoratori a scadenze prestabilite. Un meccanismo che funziona solo se la macchina interna è oliata, professionale, rispettata. Ma oggi sono proprio gli impiegati della Cassa – coloro che garantiscono quel servizio – a denunciare l’ipocrisia e l’incoerenza dei sindacalisti che siedono nei consigli di amministrazione che agiscono come padroni delle ferriere, pronti a ignorare i diritti dei propri dipendenti, mentre predicano equità e giustizia per gli altri.
Chi lavora alla Cassa Edile di Napoli oggi chiede solo una cosa: dignità. “Non siamo nemici dell’ente. Siamo la sua forza invisibile. Ma non possiamo più restare in silenzio mentre ci tolgono il rispetto, pezzo dopo pezzo”, dicono i lavoratori e le lavoratrici.
Il malessere è ormai fuori controllo. E se i vertici non ascolteranno, a parlare saranno i tribunali.
Red

