La Cgil deposita i referendum in Cassazione per cancellare il jobs act e le leggi sui licenziamenti facili

L’obiettivo è di raccogliere le 500 mila firme necessarie entro la prossima estate e votare entro la primavera del 2025

Una delegazione della Cgil guidata dal leader nazionale Maurizio Landini ha presentato oggi i quattro quesiti referendari sulle leggi sul lavoro. L’obiettivo è di raccogliere le 500 mila firme necessarie per il referendum entro la prossima estate e votare entro la primavera del 2025.


Aspettiamo l’uscita formale dei quesiti sulla Gazzetta Ufficiale – ha detto il segretario generale, Maurizio Landini uscendo dalla Cassazione – poi indicheremo una data per l’avvio della raccolta delle firme. Con la scelta del referendum stiamo dicendo che come sindacato abbiamo intenzione di usare tutti gli strumenti che la Costituzione ci mette a disposizione. Chiediamo ai cittadini direttamente di entrare in campo e di darci una mano a far cambiare le leggi sbagliate e riaffermare la centralità del lavoro“. Secondo Landini “sarà un lavoro impegnativo” ma l’obiettivo delle 500mila firme entro l’estate è raggiungibile.

I primi due quesiti referendari sono sui licenziamenti: uno sul superamento del contratto a tutele crescenti introdotto con il Jobs act previsto per gli assunti dopo l’entrata in vigore della normativa con l’esclusione del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo; il secondo sull’indennizzo in caso di licenziamento illegittimo previsto per i lavoratori delle piccole imprese in luogo del reintegro.
Il terzo requisito riguarda la reintroduzione delle causali per i contratti a termine mentre il quarto è relativo agli appalti e riguarda la responsabilità del committente sugli infortuni sul lavoro.


Abbiamo depositato – ha detto Landini – quattro quesiti referendari: uno riguarda la sicurezza negli appalti che chiede in modo esplicito che ci sia la responsabilità del committente di tutto quello che avviene sul versante della salute e della sicurezza dei lavoratori. Un secondo quesito contro la liberalizzazione dei contratti a termine, per noi devono tornare ad essere legati alle causali. Poi altri due quesiti riguardano il contrasto ai licenziamenti illegittimi e quindi vuol dire cancellare il Jobs act e fare in modo che tutte le persone abbiano la tutela contro i licenziamenti illegittimi con il reintegro nel posto di lavoro”.

Proponiamo, ha proseguito, una legislazione del lavoro che contrasti la precarietà, bisogna intervenire sulle forme di lavoro assurde messe in campo in questi anni“. E sulle accuse di sciacallaggio arrivate ieri durante lo sciopero avverte “non rispondo alle offese, non mi metto a quei livelli. Chi è in Parlamento dovrebbe assumersi la responsabilità di cambiare le leggi balorde fatte in questi anni che sono state quelle che stanno portando a morire sul lavoro.
Si muore sul lavoro per i subappalti, per la precarietà. Più di chiacchierare è il momento che facciano e che facciano cose concrete. Abbiamo intenzione di andare avanti e di usare tutti gli strumenti che la democrazia ci mette a disposizione, compreso lo sciopero”

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