Dura lezione di Landini: “Il governo ai tavoli sta convocando una serie di sindacati – mi assumo la responsabilità – che non rappresentano nessuno e non hanno alcun livello di rappresentanza”
il governo Meloni continua a non adottare provvedimenti strutturali e non ha alcuna intenzione di contrastare i 600 contratti pirata o di comodo. Pirata nel senso che vengono siglati solo per pagare meno i lavoratori e riconoscere loro minori diritti e tutele. Firmati, appunto, da associazioni sindacali di fatto inesistenti o nate solo con l’obiettivo di ridurre i salari e favorire gli interessi padronali. Quando hanno la “sfortuna” di ricadere in un accordo di questo tipo, infatti, i lavoratori arrivano a percepire fino al 30 per cento in meno di retribuzione rispetto ai loro colleghi, per non parlare di ferie, malattie, maternità, tredicesime, quattordicesima, eventuale welfare aziendale.
Tantissimi i contratti sottoscritti dalla Cisal, un sindacato autonomo e l’Anpit, una sconosciuta associazione imprenditoriale che tagliano considerevolmente le buste paga e i benefit. Fino a ridurre lo stipendio anche di un terzo. Tanti i fattori, tutti negativi e peggiorativi rispetto al trattamento previsto nei contratti nazionali.
Qualche esempio? Alle commesse di grandi catene e marche di abbigliamento viene applicato il contratto del settore artigianato/commercio sottoscritto proprio dalla Cisal e dall’Anpit che prevede trattamenti e inquadramenti molto penalizzanti rispetto al contratto collettivo nazionale di lavoro sottoscritto da Confcommercio e Cgil, Cisl e Uil di categoria: retribuzione tabellare e di ingresso pari a 500-700 euro in meno; mancanza della quattordicesima; deroga “in peggio” dei trattamenti; indennità minori per straordinari e turni disagiati; pagamento parziale dei primi tre giorni di carenza malattia.
Nel commercio e servizi 274 contratti diversi: per lo stesso posto da aiuto commesso c’è chi prende 1.600 euro e chi deve accontentarsi di 1.100 (lordi). Per il settore delle pulizie 28 accordi: quelli peggiori – con minimi salariali da 5 euro all’ora senza quattordicesima, per non parlare di permessi e ferie – a volte vengono utilizzati pure negli hotel e addirittura negli ospedali per ridurre i costi.
Nel tessile, un Ccnl regolarmente registrato prevede una paga base mensile (per 13 mensilità) di 816 euro contro i quasi 1.400 di quello firmato dai sindacati maggiori. E si applica pure all’autotrasporto, al settore metalmeccanico e a quello orafo. Sono i riflessi concreti, per i lavoratori, del Far west dei contratti pirata.
Non c’è comparto che si salvi: Nella metalmeccanica un manutentore potrebbe guadagnare 1650 euro con il ccnl Federmeccanica, ma se ha quello Cisal ne prenderà 1100 lordi. Nel commercio, se il Ccnl firmato da Confcommercio e dai confederali prevede per un garzone – tra paga base e contingenza – un minimo di 1.280 euro per 14 mensilità in caso di full time con maggiorazione del 30% nei festivi, “quello di Cifa (Confederazione italiana federazioni autonome) e Confsal consente alle aziende del Sud e dei Comuni sotto 10mila abitanti di tagliare la cifra a poco più di 1.000 euro.
Ancora più macroscopico il gap tra il contratto Confesercenti-confederali e quello Anpit–Cisal: “Per un commesso 1.256 euro se lavora in Lombardia e 100 in meno se sta in una “Regione depressa”, contro i 1.616 euro garantiti dal contratto Confesercenti”, quantifica Piglialarmi. Un aiuto banconiere scende a 1.070 euro, dai 1.500 del ccnl firmato dai confederali. Non solo: La maggiorazione per lo straordinario notturno è solo del 28%: il 22% in meno rispetto al Ccnl Confesercenti. Quella per lo straordinario festivo si riduce dal 30 al 25%.
“Il governo sta difendendo i contratti pirata. Ai tavoli sta convocando una serie di sindacati – mi assumo la responsabilità – che non rappresentano nessuno e non hanno alcun livello di rappresentanza, che però hanno anche firmato contratti nazionali. Se trovano qualcuno che lo applica, quello ha valore di legge, perché non c’è una legge che applica i principi della Costituzione che dà valore erga omnes ai contratti”. Lo ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a ‘Metropolis’, sui canali Gedi. Serve “misurare la rappresentanza dei sindacati”, ha aggiunto Landini.
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