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Whirlpool, i milioni di euro incassati grazie ai governi targati Pd senza creare lavoro

Redazione by Redazione
17 Giugno 2019
in Campania, Napoli, Notizie correlate
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Foto di gruppo a Palazzo Chigi durante la firma dell'accordo tra Whirlpool, sindacati e governo, Roma 24 Luglio 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Foto di gruppo a Palazzo Chigi durante la firma dell'accordo tra Whirlpool, sindacati e governo, Roma 24 Luglio 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Lo stabilimento di via Argine doveva produrre una nuova lavabiancheria di media-alta gamma

Il 25 Luglio 2014 il governo guidato dal piddino Matteo Renzi, l’agenzia nazionale Invitalia e la multinazionale Whirlpool formalizzarono un accordo per l’investimento di 31 milioni di euro per il potenziamento dello stabilimento di Napoli. Dieci milioni di euro erano finanziati da Invitalia, ovvero finanziati con soldi della collettività. Tanti soldi della collettività. Altri soldi, altri incentivi furono concessi qualche anno dopo.  Renzi scriveva su Twitter: “Whirlpool, missione compiuta” pubblicando la foto dei firmatari dell’ennesimo accordo-piano industriale per Napoli, la Campania e  altre città italiane. Per il governo firmarono l’accordo quadro di Whirlpool il ministro dello Sviluppo Federica Guidi e il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova. Per le Regioni, erano presenti tra gli altri i presidenti della Campania Vincenzo De Luca, della Lombardia Roberto Maroni e delle Marche, Luca Ceriscioli. Whirlpool era rappresentata dall’amministratore delegato Davide Castiglioni. Per i sindacati erano presenti i segretari della Fiom Maurizio Landini, della Fim-Cisl Marco Bentivogli, della Uilm Rocco Palombello e dell’Ugl metalmeccanici Antonio Spera.

 

 

A via Argine, l’accordo prevedeva una ricaduta occupazionale di 588 addetti, tra posti di lavoro esistenti e aggiuntivi e la produzione di una nuova lavabiancheria di media-alta gamma, innovativa sia sotto il profilo tecnologico sia in termini di prestazioni (elevata capacità di carico, efficienza di lavaggio e minori consumi idrici ed energetici). A quanto pare l’accordo non è stato rispettato. Il numero di addetti non ha raggiunto il numero di 588. E non solo. I vertici della multinazionale statunitense ha deciso di chiudere il sito di Napoli senza fornire dettagli sull’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal governo italiano.  La domanda sorge spontanea: quali controlli sono stati effettuati dai governi Renzi e Gentiloni da luglio  2014 a marzo 2018 sull’utilizzo di risorse pubbliche, le iniziative per sostenere la crescita economica ed occupazionali da parte della multinazionale Whirlpool? Perché i termini e i dettagli dell’accordo tra Invitalia e Whirlpool non sono mai stati resi pubblici? Tra l’altro, il piano Industriale della multinazionale per gli anni 2015 – 2018, presentato dall’Azienda a seguito dell’acquisizione della società Indesit sanciva  l’esubero di oltre 2 mila persone entro il 2018? Quali iniziative sono state assunte per impedire questo piano? Gli Incentivi e le  risorse della collettività sono state concesse introducendo un sistema di regole, in primis vincoli finalizzati alla tutela dei posti di lavoro? Sarebbe interessante conoscere  i dati relativi all’ammontare complessivo e dettagliato degli aiuti di Stato erogati dai governi precedenti, nei confronti della Indesit prima e della Whirlpool dopo, e di conseguenza verificare se ricorrano i presupposti per revocare i contributi pubblici in conto capitale ricevuti.

                                                                                                                                      CiCre

Tags: 10 milioniincentiviaccordo di sviluppoaccoro quadromatteo renziwhirlpool
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