La società di gestione del Servizio Idrico le chiedeva agli utenti in riferimento al periodo 2006-2011

NAPOLI-“Vittoria”; in fatto e in diritto. È questa l’aria che tira tra i Comitati per l’acqua pubblica, dell’Ato3 (ambito sarnese-vesuviano) che nell’ultimo anno hanno dato battaglia, dura battaglia, alla Gori s.p.a, il soggetto gestore del servizio idrico integrato. L’obiettivo: l’annullamento del recupero delle partite pregresse ante 2012 (2006-2011), con l’ammontare pari a 122 milioni di euro, deciso con delibera n.5 del 27.10.2012, “volta al recupero dei presunti mancati ricavi che sarebbero stati accumulati a partire dall’inizio della sua gestione e fino al 2011 attraverso corrispondenti aumenti da disporre sulle tariffe future”. In pratica ai cittadini, 508.00 dei 76 Comuni coinvolti, l’arduo compito di elargire denaro per mancanze proprie del gestore in questione, ossia per un debito che la stessa Gori aveva nei confronti della Regione Campania con un ammontare pari a 109 milioni (la somma iniziale era di 138,6 milioni).  Secondo la delibera in questione i pagamenti sarebbero proseguiti fino al 2017. La sentenza parla chiaro, forte e chiaro: “In conclusione, deve dichiararsi la nullità delle deliberazioni commissariali impugnate in quanto viziate da difetto assoluto di attribuzione, con assorbimento delle ulteriori censure proposte. Sarà compito della Regione Campania, attuale titolare delle competenze di materia di servizio idrico integrato, trattandosi di livello sovracomunale, disporre nuovi assetti organizzativi per la gestione della fase transitoria o provvedere direttamente a regolare il rapporto sostanziale controverso”. La Gori è finita negli ultimi mesi nelle carte dell’inchiesta sugli appalti idrici del clan dei Casalesi, in cui si dichiara parte lesa. L’ex commissario dell’Ato 3 Carlo Sarro, per cui fu richiesta al Senato l’autorizzazione all’arresto poi annullata dal Riesame – fu accusato di avere “pilotato” alcuni appalti della società, che per conto dell’ente gestisce il ciclo delle acque, facendoli aggiudicare a ditte vicine al clan Zagaria. Inoltre, nel corso di questi mesi molti dei sindaci dei 76 comuni di cui sopra si sono dichiarati contro il recupero. L’approvazione della deliberazione ha visto il 69% degli Enti favorevoli, contro il 12,25% dei contrari e il 1,77% degli astenuti. D’altra parte si legge che Barbati Giuseppe sindaco di Camposano e appartenente al C.d.a dell’Ente Gestore del servizio idrico, è stato delegato alla votazione per l’approvazione della delibera di cui sopra da parte per i paesi di Comiziano, Nola ,Mariglianella e Marigliano. Curiosa dunque la presa di posizione dei sindaci, che d’altra parte detengono, nel complesso, il 51% della stessa Gori.   

 

GORI: PRONTO IL RICORSO – “Il Tar non è entrato in alcun modo nel merito della legittimità delle partite pregresse ma ha dichiarato nulle le relative delibere commissariali perché alla data dei fatti il Commissario Straordinario non avrebbe avuto i poteri per adottare tali provvedimenti, come conseguenza del fatto che la Regione Campania non avrebbe approvato la legge regionale di riordino del servizio idrico integrato nei tempi da essa stessa previsti”. Così la società partecipata da Acea e da Caltagirone,  editore del Mattino, commenta la pronuncia dei giudici.

“Sulla base della sentenza del Tar – afferma una nota – tutti i Commissari Straordinari degli Ato campani dovrebbero considerarsi privi di poteri, con l’effetto che, in questo momento, il servizio idrico integrato in Campania non sarebbe disciplinato da alcun Ente regolatore”. La Gori annuncia che proporrà ricorso in appello al Consiglio di Stato per l’annullamento.

Vincenzo Perfetti

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