Reddito di cittadinanza, ecco il nuovo decreto: partono i lavori di pubblica utilità obbligatori

I progetti utili per la collettività, che non devono superare le 8 ore settimanali, vengono svolti in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni. Le 8 ore settimanali si possono svolgere in un solo giorno o in più giorni della settimana e si possono svolgere anche in un solo periodo del mese.

I disoccupati beneficiari del reddito di cittadinanza con la pubblicazione l’8 gennaio 2020 sulla Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo, dopo un accordo tra ministero del Lavoro e Comuni, sono tenuti a svolgere lavori di pubblica utilità all’interno dei progetti utili alla collettività. Chi non espleterà le 8 ore settimanali, da completare in un solo o più giorni della settimana, rischia di perdere il reddito di cittadinanza. Si tratta di una grande innovazione sociale sia per coloro che percepiscono il reddito, molti dei quali sfibrati dall’inattività o frustrati dall’essere stigmatizzati perché possessori di card, sia per i Comuni, soprattutto nel nostro Sud, dove tanti Enti non hanno risorse necessarie per bandire servizi e attività per gli spazi pubblici. Cosa sono i lavori di pubblica utilità? Sono dei Progetti a titolarità delle amministrazioni comunali, utili alla collettività, in ambito culturale, sociale,  artistico,  ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, cui il beneficiario del Reddito di Cittadinanza è tenuto ad offrire la propria disponibilità  ai  sensi  dell’articolo  4, comma 15, del decreto-legge n. 4 del 2019. Il Patto per il lavoro invece è un patto di servizio personalizzato sottoscritto dai beneficiari del Reddito di Cittadinanza insieme ai navigator, che si affianca al patto per l’Inclusione sociale. Sta ora ai Comuni immaginare progetti e attività per i percettori di reddito di cittadinanza. “Quando il M5S ha lanciato il reddito di cittadinanza siamo stati presi per visionari- afferma il deputato del Movimento 5 Stelle, Giorgio Lovecchio- siamo stati criticati, sbeffeggiati. Ora entriamo in una nuova fase della misura più innovativa degli ultimi anni in Italia, che consentirà alla collettività, anche tra coloro che sono privilegiati e non arrancano nella zona grigia del rischio povertà, di comprendere l’importanza del dare dignità e stabilità alla parte più debole della popolazione. Il reddito di cittadinanza va difeso, è un baluardo di civiltà e di occasioni rilevanti anche per i Comuni, che potranno alleggerire il peso di alcuni servizi sociali parassitari o gonfiati nei Piani sociali di zona, per lo più esternalizzati, in cui spesso si annidano corruzione e clientelismo”.

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest