Ospedale di Nola, la rabbia del personale: “Chieste invano nuove barelle, impugneremo i licenziamenti”

I dipendenti del Santa Maria della Pietà: “Negli ultimi quattordici mesi abbiamo richiesto formalmente per ben 9 volte barelle e attrezzature adeguate per il nostro ospedale al direttore dell’Unità operativa complessa, ‘acquisizione beni e servizi’ dell’Asl Napoli 3 senza ottenere uno straccio di risposta”

I medici, i lavoratori e le lavoratrici dell’ospedale Santa Maria la Pietà di Nola non accettano di fare i capri espiatori e respingono qualsiasi tentativo di criminalizzazione. Annunciano iniziative sindacali e legali per impugnare le procedure disciplinari, le sospensioni e i licenziamenti. Ed emergono le prime responsabilità politiche ed amministrative. “Negli ultimi quattordici mesi abbiamo richiesto formalmente per ben 9 volte barelle e attrezzature adeguate per il nostro ospedale al direttore dell’Unità operativa complessa, ‘acquisizione beni e servizi’ dell’Asl Napoli 3 senza ottenere uno straccio di risposta” – sottolineano i lavoratori. Diverse le note, le segnalazioni inoltrate all’Asl Napoli 3. La prima fu inviata il 26 novembre 2015 per richiedere urgentemente sei barelle e 10 sedie a rotelle. Due mesi dopo, il 13 gennaio, l’ulteriore richiesta di dieci barelle. Altro sollecito il 6 giugno 2016, accompagnato da un post scriptum scritto a penna: “Urgente! Importante! Ogni interruzione dell’assistenza sarà imputata ai responsabili del mancato acquisto!”. Una articolata documentazione amministrativa che potrebbe essere acquisita nelle prossime ore dagli organismi di vigilanza dello Stato. “Abbiamo deciso di salvare, assistere le persone anche senza le barelle, perché fare il medico o l’ infermiere è una missione – affermano senza giri di parole i lavoratori – Non siamo notai o passacarte, noi abbiamo il compito di tutelare il diritto alla salute delle persone”. Sono più di dieci anni che il presidio ospedaliero di Nola è oggetto di polemiche e di promesse.

 

 

A regime, il presidio dovrebbe avere 200 posti letto, il doppio degli attuali. Il territorio servito arriva a 500mila abitanti, ma la chiusura di molti reparti della struttura di Pollena Trocchia ha fatto incrementare l’utenza. “Sono arrivate 265 persone su 107 posti letto, a fronte di una media di 150 pazienti. Abbiamo 15 barelle, una volta esaurite siamo ricorsi alle coperte. Una delle persone a terra era in arresto cardiaco, i medici hanno fatto la defibrillazione sul pavimento pur di salvarla – ribadiscono i lavoratori ospedalieri di Nola. A fianco delle maestranze, Giuliana Quattromini, nota avvocatessa del lavoro. “Pronta a difendere gratuitamente i lavoratori – dichiara Quattromini – I lavoratori hanno fatto egregiamente il loro dovere tutelando il diritto alla salute, le responsabilità sono politiche ed amministrative”. Sulla vicenda scende in campo il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, in queste ore ha pubblicato diversi post sul suo profilo Facebook: “Sull’ospedale di Nola é singolare che De Luca commissioni un’indagine su sé stesso. Invece di cercare il capro espiatorio, il Governatore della Campania risponda garantendo più servizi, a cominciare dalla cardiologia interventistica che deve essere assicurata per 24 ore al giorno. Servono tac, risonanze e soprattutto più medici, in primis gli ortopedici”. Dunque, sono necessarie, urgenti soluzioni adeguate. Soluzioni che si possono individuare solo con il lavoro comune, sistematico tra istituzioni, vertici delle aziende sanitarie, medici, lavoratori, associazioni, forze sociali e sindacali. I problemi andrebbero risolti in modo strutturale. Invece, vengono rinviati, giocando sulla pelle dei cittadini e dei malati.

Ciro Crescentini

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