Attivisti, giuristi e movimenti denunciano: «Le Spa inseguono il profitto, l’acqua deve restare un bene comune». Manifestazione giovedi 9 luglio prossimo un corteo partirà alle 10,30 dal largo Berlinguer
L’acqua di Napoli deve rimanere un bene comune, fuori dalle logiche di mercato. È questo il messaggio perentorio lanciato stamattina da piazza Municipio, dove i comitati civici e diverse sigle sindacali e politiche si sono riuniti in un sit-in di protesta davanti a Palazzo San Giacomo, sede del Comune.
Al centro della contestazione ci sono le recenti mosse dell’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi. Sul tavolo della giunta c’è infatti il progetto di trasformare ABC (Acqua Bene Comune) – l’azienda che gestisce l’acquedotto partenopeo – da attuale “azienda speciale” a Società per azioni (Spa), seppur a partecipazione interamente pubblica.
Una svolta che ha riacceso i motori della mobilitazione a difesa del referendum del 2011. In piazza, a dare manforte al Coordinamento campano dei comitati per l’acqua pubblica, c’erano volti storici di questa battaglia: padre Alex Zanotelli, da sempre in prima linea per la difesa dell’oro blu, Alberto Lucarelli, docente di Diritto Costituzionale alla Federico II, e l’avvocato Elena Coccia (Rifondazione Comunista). Al loro fianco i rappresentanti di Potere al Popolo, Cobas, USB e il consigliere indipendente Gennaro Esposito, unico esponente del consiglio comunale presente al fianco dei comitati. Si è notata invece l’assenza dei rappresentanti di Sinistra Italiana e del Movimento 5 Stelle. Assente la Cgil confederale e di categoria.

Lo scontro sulle regole: obbligo di legge o scelta politica?
La miccia è stata accesa la scorsa settimana durante la riunione del comitato esecutivo dell’Ente Idrico della Campania (EIC). In quella sede, il cambio di veste giuridica per ABC è stato definito «necessario e urgente» per poter procedere al rinnovo dell’affidamento del servizio idrico, in scadenza nel 2027.

Secondo la linea della giunta e i rilievi dell’Antitrust, il Testo unico sui servizi pubblici del 2022 imporrebbe il superamento del modello dell’azienda speciale in occasione dei nuovi contratti.
Una tesi rispedita fermamente al mittente dai giuristi e dai comitati: «Non esiste alcun obbligo normativo che imponga la trasformazione in Spa», replicano gli attivisti, forti dell’interpretazione di una delibera della Corte dei Conti emanata per un caso analogo nell’area Nord della città metropolitana. Per i manifestanti, si tratta dunque di una scelta politica e non di un vincolo di legge.

Il nodo del profitto: perché la Spa pubblica non piace ai comitati
Il sindaco Manfredi ha rassicurato i cittadini spiegando che non ci sarà alcuna privatizzazione, dato che le quote della futura Spa rimarranno al 100% nelle mani del Comune di Napoli. Ma per chi difende l’acqua pubblica questa rassicurazione non basta.
La differenza tra i due modelli giuridici è sostanziale.
L’Azienda Speciale (modello attuale): È un ente di diritto pubblico. Lo statuto del Comune di Napoli, modificato dopo il referendum, la definisce come struttura funzionale all’esercizio dei diritti fondamentali della persona. Ha un rigido vincolo di destinazione degli utili: i guadagni non possono essere distribuiti, ma devono essere obbligatoriamente reinvestiti per migliorare la rete e il servizio.
La Società per Azioni (Spa): Anche se interamente pubblica, è un soggetto regolato dal codice civile che persegue strutturalmente il profitto e logiche di bilancio privatistiche.

La paura dei comitati è che il cambio di modulo sia il primo passo verso una progressiva esternalizzazione o una gestione manageriale che metta in secondo piano il diritto universale all’acqua. La battaglia di Napoli, prima grande città italiana a tradurre in realtà l’esito referendario del 2011, si preannuncia ancora una volta lunga e infuocata.
Le iniziative di lotta continueranno. Una Manifestazione è stata promossa per giovedi 9 luglio prossimo. Un corteo partirà alle 10,30 dal largo Berlinguer
Ciro Crescentini

