Il rappresentante USB torna sulle criticità della Circumvesuviana e punta il dito contro le scelte dei vertici
La gestione di EAV – Ente Autonomo Volturno torna al centro del dibattito politico e sindacale dopo le valutazioni negative dell’Antitrust sull’operato dell’azienda partecipata dalla Regione Campania. Una vicenda sulla quale interviene duramente Marco Sansone, componente dell’Esecutivo Confederale Regionale dell’Unione Sindacale di Base, che rivendica le posizioni assunte negli anni dall’organizzazione sindacale.
«Per anni noi della USB siamo stati etichettati come pazzi con cui non si voleva dialogare», afferma Marco Sansone, secondo cui i rappresentanti dell’organizzazione sarebbero stati considerati «quelli da evitare, i populisti che dovevano pensare solo a lavorare, i delegati da licenziare», mentre, sostiene il sindacalista, si preferiva privilegiare il confronto con altre sigle sindacali.
Per Sansone, il giudizio espresso dall’Antitrust rappresenterebbe dunque una conferma delle criticità che la USB avrebbe denunciato nel corso degli anni. «Si preferiva stringere accordi capestro con CGIL, CISL, UIL, UGL e FAISA CISAL, silenti davanti a scelte evidentemente incapaci di migliorare il servizio e le condizioni di lavoro dei dipendenti EAV», sostiene il rappresentante USB.
Il nodo degli stipendi dei vertici
Nel mirino di Sansone finiscono anche i compensi degli amministratori e dei dirigenti dell’azienda. «Intanto però gli stipendi di amministratori e dirigenti non solo non venivano toccati, in alcuni casi venivano persino raddoppiati», afferma il sindacalista.
Sansone cita in particolare il caso dell’ex presidente Umberto De Gregorio, sostenendo che avrebbe percepito per anni anche il compenso da direttore generale. Secondo il rappresentante USB, si sarebbe trattato di una situazione che non avrebbe trovato una giustificazione nei risultati ottenuti dal servizio di trasporto.
«La colpa, per l’amministrazione De Gregorio, era sempre degli altri», accusa Sansone, elencando tra le motivazioni indicate negli anni dall’azienda il Covid-19, la guerra in Ucraina, gli eventi meteorologici e le assenze per malattia dei lavoratori.
«Le responsabilità non possono essere sempre degli altri»
Il giudizio dell’Antitrust, nella lettura di Marco Sansone, riapre quindi la discussione sulla gestione complessiva di EAV e sulle scelte compiute nell’arco degli ultimi undici anni.
«Oggi pure l’Antitrust boccia la gestione degli ultimi undici anni della partecipata della Regione Campania», sottolinea Sansone, che collega la vicenda EAV a quella, più recente, relativa a Napoli Patrimonio e ai rilievi mossi dalla Corte dei Conti sul contratto di affidamento.
Anche in quel caso, ricorda il sindacalista, la USB aveva manifestato le proprie perplessità, in particolare rispetto a «mancanza di trasparenza, esternalizzazioni del servizio e demansionamento dei lavoratori». Secondo Sansone, si tratterebbe di politiche che oggi starebbero caratterizzando anche l’indirizzo seguito dal Comune di Napoli nei confronti di Napoli Servizi.
Le rivendicazioni dell’Unione Sindacale di Base
Per il rappresentante USB, le vicende delle partecipate pubbliche campane dimostrerebbero la necessità di un approccio sindacale maggiormente conflittuale e meno incline alla mediazione.
«Il giudizio negativo da parte degli organi di controllo nei riguardi delle gestioni politico-sindacali di alcune partecipate regionali e comunali evidenzia come una posizione più accorta, meno disponibile ad accettare tutto e più conflittuale come quella della USB non solo ha motivazioni oggettive, ma si rende anche necessaria», afferma Marco Sansone.
Il tema, secondo Sansone, non riguarda soltanto EAV, ma il futuro dei servizi pubblici e il loro rapporto con le risorse collettive. «Siamo in un contesto sempre più orientato alla privatizzazione dei servizi, anche di quelli minimi essenziali, e allo spreco di denaro pubblico», conclude il dirigente USB.
La posizione espressa da Sansone riporta così al centro della discussione il rapporto tra qualità del servizio, gestione delle aziende pubbliche, costo della struttura dirigenziale e tutela dei lavoratori, chiedendo che le valutazioni degli organi di controllo si traducano anche in una riflessione sulle scelte compiute negli anni alla guida delle partecipate.
Ciro Crescentini
