Le associazioni temono l’uso improprio dei contributi esonerativi. Ma la normativa non elimina la quota di riserva per le imprese
Il dibattito sull’applicazione della Legge 68 del 1999 torna al centro dello scontro sindacale. Oggetto delle contestazioni è l’uso del “contributo esonerativo”, il meccanismo che permette alle imprese con lavorazioni faticose o ad alto rischio di versare una quota economica al Ministero anziché procedere all’assunzione diretta di persone con disabilità.
Pur non essendoci stata un’abrogazione della legge — le scadenze del Ministero del Lavoro riguardano la digitalizzazione delle procedure telematiche via PagoPA —, il timore delle associazioni è che le deroghe diventino una prassi ordinaria anziché un’eccezione.
«La legge che riconosceva l’obbligo assunzionale alle aziende sopra i 15 dipendenti ora viene superata da un pagamento di somme», dichiara Osvaldo Barba, dirigente dello Snater TLC, che unitamente al Movimento Disabili per la Pace denuncia anche il silenzio dei sindacati confederali sulle vertenze aziendali aperte. La protesta riaccende così i riflettori sulla necessità di controlli rigorosi affinché le deroghe non svuotino nei fatti il diritto all’inclusione lavorativa.
