Nel Parco dell’Appennino Lucano via libera a un progetto da 8 milioni di euro. Legambiente e WWF denunciano la devastazione della Faggeta di Monte Pierfaone
Nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, sulla Faggeta di Monte Pierfaone, è scoppiata una durissima polemica per via dell’avvio dei lavori di ammodernamento del comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone.
Il controverso progetto prevede la realizzazione della pista da sci sintetica più lunga d’Italia — ben 480 metri di materiale plastico —, la costruzione di un nuovo impianto di risalita tra i 1.350 e i 1.500 metri di altitudine, la creazione di percorsi pedonali, un centro servizi e nuovi parcheggi a valle.
L’infrastruttura, dal costo complessivo di 8 milioni di euro (di cui 6 finanziati con fondi europei FESR), ha scatenato la rabbia di ambientalisti, sindacati e forze politiche per via dell’impatto ambientale e dell’abbattimento previsto di 951 alberi. Mentre il Comune di Abriola e la Regione Basilicata difendono l’opera definendola un’opportunità di rilancio turistico per 365 giorni l’anno, le associazioni denunciano gravi irregolarità procedurali e un blitz amministrativo lampo che ha portato all’apertura dei cantieri in pieno agosto, spingendo la vicenda fino sui banchi della Procura e del Ministero dell’Ambiente.
Le ombre sul progetto
La rabbia del territorio nasce prima di tutto dalle modalità con cui si è arrivati al cantiere: un’accelerazione sfrontata, consumata nel silenzio dell’estate per evitare il dissenso pubblico. L’iter burocratico della Valutazione d’Impatto Ambientale si è chiuso in meno di tre mesi — dall’avvio di maggio al via libera di giugno, fino ai primi tagli ad agosto —, una tempistica anomala che puzza di manovra strategica.
A pesare come un macigno sono anche le palesi discrepanze documentali denunciate dagli attivisti.
Esistono forti difformità tra la documentazione della Regione e quella del Parco riguardo ai confini esatti della Zona Speciale di Conservazione, con una pianificazione paesaggistica che risulta ormai del tutto obsoleta. Lo screening iniziale del Comune, presentato a maggio, non menzionava la necessità di radere al suolo gli alberi; solo con il progetto forestale è spuntata la cifra shock di 951 fusti tra faggi e ontani destinati alla scure.
Le denunce delle associazioni e il fronte politico
Di fronte a questo scempio, la reazione di chi tutela l’ambiente e il territorio è stata durissima. A guidare la protesta c’è Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata, che smonta pezzo per pezzo la narrazione della giunta: “non sarà una pista sintetica a trasformare il comprensorio Sellata-Pierfaone in un polo turistico aperto tutto l’anno, superando la tradizionale stagionalità invernale”
Lanorte punta il dito contro i tempi record delle autorizzazioni concesse in totale assenza di confronto pubblico, e definisce l’abbattimento di quasi mille alberi in un’area protetta un vero e proprio “controsenso ambientale ed economico, soprattutto in piena crisi climatica”. Un’indignazione che si è tradotta in esposti formali indirizzati al ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, alla Procura della Repubblica e al Corpo Forestale.
A fargli eco c’è il WWF Basilicata, che va dritto al cuore di questa operazione scellerata: “la questione centrale non è una pista sintetica. La vera questione è la progressiva compromissione di una faggeta protetta per inseguire un modello di sviluppo che appare sempre più distante dalla vocazione naturale di questo territorio”
Sul fronte politico e sociale, le consigliere regionali del M5s (Viviana Verri e Alessia Araneo) e la Cgil di Potenza pretendono chiarezza su costi di gestione e posti di lavoro reali: “quale economia si costruisce su questo territorio? Quali vantaggi per il lavoro e il benessere delle comunità?”, attacca il segretario Vincenzo Esposito, sottolineando la totale assenza di studi di fattibilità sui reali effetti della destagionalizzazione.
Narrazione retorica e patinata delle istituzioni
Dall’altra parte della barricata, le istituzioni continuano a sbandierare una narrazione patinata. Il presidente della Regione Vito Bardi ha difeso l’opera parlando di un “cambio di paradigma” e di una vera e propria “rivoluzione verde e turistica” capace di garantire servizi moderni e costi accessibili a sciatori, escursionisti e famiglie 365 giorni l’anno.
Alle accuse fa eco il sindaco di Abriola, Romano Triunfo, il quale assicura che non è stata commessa alcuna illegittimità e che il progetto prevede piani di compensazione con il reimpianto di un numero di faggi superiore a quello degli alberi tagliati. Una rassicurazione che suona come una beffa: piantare esili germogli domani non ripagherà mai la distruzione di un ecosistema prezioso sacrificato oggi in nome del cemento e della plastica.
Ciro Crescentini

