Napoli, Comune approva delibera su progetti utili per i beneficiari del reddito di cittadinanza

I senza lavoro saranno impegnati nei i settori della cultura, del sociale, dell’arte, dell’ambiente e della tutela dei beni comuni

Dopo la campagna di mobilitazione del Movimento 5 Stelle e in particolare delle iniziative di sensibilizzazione promosse dalla consigliera regionale Maria Muscarà, e dai consiglieri comunali Marta Matano e Matteo Brambilla, l’amministrazione comunale di Napoli ha approvato una delibera per l’avvio dei Progetti Utili alla Collettività (PUC) per utilizzare i beneficiari del Reddito di Cittadinanza. “Si parte, si legge in una nota del Comune di Napoli, “con una delibera di indirizzo per l’attuazione dei progetti utili alla collettività secondo le modalità ed i requisiti previsti dal ministero, un primo sforzo necessario per il passaggio dall’assistenza al lavoro, verso cui tende l’Amministrazione comunale“. “I Puc sono uno strumento importante per avvicinare i beneficiari di reddito di cittadinanza al mondo del lavoro, provando a colmare divari formativi e di competenze trasversali. L’obiettivo – si spiega – è sostenere il percorso completo previsto dalla norma sul reddito di cittadinanza, oltre che rafforzare il sistema di competenze locali verso percorsi di sviluppo. In questi mesi, è stata portata avanti un’approfondita analisi in merito ai reali bisogni del territorio e della città: i progetti Puc che saranno messi in campo, infatti, partono proprio dalle esigenze della collettività e andranno a supportare i settori della cultura, del sociale, dell’arte, dell’ambiente e della tutela dei beni comuni”. A Napoli – si commenta dall’assessorato al Welfare – sono 63 mila i nuclei familiari beneficiari della misura, di cui la metà potenzialmente in carico ai servizi sociali territoriali, un numero importante che non spaventa perché si è convinti di poter assicurare ai beneficiari un’occasione di crescita. I Puc rappresentano infatti l’applicazione del principio di restituzione sociale, che porta il beneficiario di un sostegno (in beni o servizi) ad impegnarsi a favore della comunità locale, come riconoscimento del sostegno ricevuto, ma soprattutto come atto mediante il quale si pongono le basi per la sua integrazione in un sistema di opportunità presenti sul territorio. I soggetti beneficiari del reddito svolgeranno le loro mansioni a favore della comunità per almeno otto ore settimanali, all’occorrenza aumentabili fino ad un massimo di 16 ore, come prevede la norma“. Iniziativa lodevole ma è necessario l’impegno delle istituzioni locali e nazionali per offrire lavoro buono, retribuito ai disoccupati rispettando le regole e i contratti di lavoro. Lavorare gratuitamente non è per niente dignitoso. Anzi, è la legittimazione dello sfruttamento di Stato.

Ciro Crescentini

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