Inchiesta nel Casertano: negati acqua calda e riscaldamento. Spunta anche una gravissima accusa di abusi
Un sistema d’assistenza trasformato in una vera e propria macchina da profitto, dove la cura e la tutela di persone fragili venivano azzerate in nome del risparmio ad ogni costo. È uno scenario agghiacciante quello svelato dalle indagini condotte tra il luglio del 2025 e il marzo di quest’anno dai Carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, guidati dal Capitano Marco Busetto, in stretta collaborazione con i militari del NAS. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord diretta da Domenico Airoma, ha svelato la realtà sommersa all’interno di cinque strutture socio-sanitarie e riabilitative dislocate tra Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa e Trentola Ducenta.
Al centro dell’inchiesta c’è la figura di Salvatore Leccia, gestore e legale rappresentante della rete assistenziale, finito in carcere su ordine del giudice per le indagini preliminari. Oltre a lui, i provvedimenti cautelari hanno colpito altre quattro persone: tre collaborate, tra cui la coordinatrice e alcune educatrici, sono finite agli arresti domiciliari, mentre per un quinto indagato è scattato il divieto di dimora. Le accuse nei loro confronti vanno dai maltrattamenti contro familiari e conviventi alla violenza privata, passando per la truffa, la mancata esecuzione dolosa di provvedimenti del giudice e persino un episodio di violenza sessuale, con la pesante aggravante di aver agito ai danni di soggetti appartenenti alle cosiddette fasce deboli.
Le strutture ospitavano minori affidati dal tribunale e adulti affetti da gravi patologie psichiatriche, disturbi della personalità e disabilità comportamentali. Tra i plessi ufficiali e un appartamento destinato al co-housing del tutto privo di autorizzazioni, la quotidianità dei pazienti era segnata da privazioni continue. Per contenere le spese operative, la gestione negava abitualmente l’erogazione dell’acqua calda e il funzionamento del riscaldamento. A questo si aggiungeva l’impiego di personale non qualificato che, per mantenere il controllo sulla struttura e gestire gli ospiti senza sforzi, somministrava regolarmente farmaci sedativi in totale assenza di prescrizioni mediche o piani terapeutici. Nel corso delle attività investigative è emerso anche l’episodio di abusi sessuali ai danni di una giovane degente affetta da psicosi maniaco-depressiva.
Dalle indagini è emerso inoltre un preciso disegno economico finalizzato a massimizzare i guadagni della gestione. I pazienti considerati troppo complessi o gravosi sotto il profilo assistenziale venivano sistematicamente allontanati per fare spazio a degenti meno impegnativi e più redditizi. Per giustificare i trasferimenti, la proroga dei soggiorni e l’inserimento nei Progetti Terapeutici Riabilitativi Individuali, le relazioni periodiche destinate all’Autorità Giudiziaria e ai servizi sanitari venivano sistematicamente manipolate, generando così un ingiusto e pesante aggravio di spesa per il Servizio Sanitario Pubblico. I ripetuti sopralluoghi dei militari avevano spinto il gestore a chiudere gradualmente quattro dei cinque centri nel corso degli ultimi mesi, lasciando in funzione la sola sede di Casapesenna prima del definitivo blitz delle forze dell’ordine.
Alessandro Manna
