Fumogeni, slogan e viabilità bloccata nel cuore della città: i movimenti della Campania sfidano le forze dell’ordine
Una rabbia composta ma decisa ha attraversato questo pomeriggio il cuore di Napoli. Centinaia di persone si sono date appuntamento nel centro cittadino per sfilare in un corteo di protesta e chiedere «giustizia e verità» per Abderrahim Fakir, l’uomo deceduto a Bologna mentre si trovava bloccato a terra da due agenti di polizia.
Una vicenda che ha riaperto ferite mai del tutto rimarginate e alzato l’attenzione sui temi della gestione dell’ordine pubblico e della tutela dei diritti delle persone straniere.
Gli striscioni e la voce delle sigle
In testa alla manifestazione, grandi striscioni firmavano la linea dura dei manifestanti: «Giustizia per Abderrahim Fakir, Stato di polizia razzista ed assassino» e «Per Fakir giustizia e verità. Basta omicidi di Stato». Ad alternarsi al megafono, voci spezzate dalla rabbia e appelli alla mobilitazione permanente.
L’iniziativa ha visto una partecipazione eterogenea: in piazza si sono uniti gli attivisti di Potere al Popolo, i collettivi universitari, la Rete napoletana per la Palestina e diversi esponenti del movimento migranti di Napoli, uniti in un unico coro di denuncia.
Il percorso nel cuore della città
Partita tra cori e slogan costanti contro le forze dell’ordine, la marcia ha raggiunto via Toledo per poi svoltare in via San Giacomo, puntando verso la sede del Comune di Napoli. La gestione della piazza è apparsa atipica: nessun agente in divisa a scortare direttamente il serpentone umano, ma solo alcuni poliziotti in borghese posti a precedere il movimento della folla.
All’altezza di via San Carlo sono stati accesi simbolicamente dei , mentre la viabilità urbana ha subito inevitabili ripercussioni, con il traffico veicolare rimasto paralizzato nei pressi di piazza Trieste e Trento. La manifestazione si è conclusa davanti a Palazzo San Giacomo con la richiesta di non far calare il silenzio sulla morte di Fakir.
Ciro Crescentini
