Monitoraggio 24 ore su 24
Nella zona dei Campi Flegrei la possibilità di un’eruzione a lungo termine è pari all’11%: nello specifico, un’eruzione esplosiva “piccola” può essere ipotizzata intorno al 60%, “media” al 25% e “grande” al 4%. Ma quando potrebbe esserci un’eruzione? Se fosse a breve termine i livelli di monitoraggio dovrebbero registrare anomalie, che invece non ci sono, ma si tratta di fenomeni naturali, e quindi imprevedibili. Sta di fatto che i sismi legati al bradisismo ai Campi Flegrei sono in aumento: 4.488 negli ultimi 12 mesi e ben 880 solo nell’ultimo mese di giugno.
Sono alcuni dei dati emersi dall’incontro informativo tra istituzioni e cittadini promosso dal Comune di Pozzuoli, dal Dipartimento di Protezione Civile e dalla Protezione Civile della Regione Campania, alla presenza anche del sindaco di Bacoli, Giosi Della Ragione e Quarto, Antonio Sabino.
Quando si parla di probabilità di un’eruzione del vulcano Campi Flegrei occorre distinguere il ‘rischio’ dalla ‘pericolosità’, due termini che non sono sinonimi. E’ quanto sottolinea Francesca Bianco, direttrice del Dipartimento Vulcani dell’Ingv, a proposito dell’incontro di ieri a Pozzuoli.
“Nell’incontro informativo con la cittadinanza organizzato dal Comune di Pozzuoli, l’Ingv – afferma Bianco – ha esposto con la massima trasparenza i dati scientifici dello stato della caldera. Gli studi contengono valutazioni di ‘pericolosità’, ovvero della probabilità che l’area sia interessata da fenomeni vulcanici più o meno intensi in un certo intervallo di tempo. Il ‘rischio’, invece, è il risultato di variabili diverse da zona a zona quali pericolosità, esposizione e vulnerabilità”.
Nell’incontro sono state esposte le probabilità dei diversi tipi di eruzione nel caso in cui la situazione evolva verso una crisi vulcanica.
“La comunità scientifica, che si occupa di ‘pericolosità‘ – prosegue Bianco – ha elaborato delle percentuali dei diversi tipi di eruzione dei Campi Flegrei basate sulla storia e sul comportamento passati della caldera che annovera un ricco database con oltre 70 eruzioni solo negli ultimi 15 mila anni”.
Nello specifico, viene ribadito, queste sono le percentuali:
11%, eruzione effusiva (tipo colata di lava di Monte Olibano); 60%, eruzione esplosiva piccola (eventi tipo l’eruzione di Monte Nuovo del 1538); 25%, eruzione esplosiva media (tipo quella di Astroni avvenuta circa 4000 anni fa); 4%, eruzione esplosiva grande (come l’eruzione pliniana di circa 4.500 anni fa di Agnano-Monte Spina). Invece, la probabilità di una ‘super eruzione’ (come quelle avvenute 40.000 e 15.000 anni fa, dell’Ignimbrite Campana e del Tufo Giallo Napoletano) è inferiore all’1%, conclude Bianco.
“Il vulcano Campi Flegrei è monitorato da una fitta rete multiparametrica in continua evoluzione, che si estende anche in mare, dove si trova circa il 50% della caldera stessa”, ha detto Mauro Di Vito, Direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv.
La sua implementazione avviene grazie ad una serie di progetti finanziati anche dalla Regione Campania. “Attualmente, il vulcano è in una fase di allerta gialla e le sue variazioni sono rilevate e valutate h24, senza interruzione. Nel caso in cui si evidenzino anomalie rilevanti, immediatamente scatterebbero le procedure di comunicazione alle istituzioni coinvolte, con la massima celerità“, ha concluso Di Vito.
