A Napoli, la giornata di agitazione comincerà sin dal mattino. Previsti volantinaggi, blocchi simbolici delle attività didattiche e iniziative in diversi dipartimenti delle università cittadine. Le aule si svuoteranno, ma cortili e piazze universitarie torneranno a riempirsi con lezioni pubbliche e discussioni aperte.
Lunedì 12 maggio i lavoratori precari del mondo universitario tornano a farsi sentire. Da Nord a Sud, le aule resteranno vuote, ma le università si riempiranno di parole, assemblee, lezioni all’aperto e rivendicazioni. È la giornata nazionale di mobilitazione contro la precarizzazione strutturale dell’università pubblica, i tagli agli atenei, e le politiche del governo Meloni che – denunciano i promotori – aggravano la condizione dei ricercatori e tecnici con nuovi contratti a tempo determinato e senza tutele.

Al centro delle proteste anche la recente svolta dell’università italiana verso una logica sempre più orientata alla produzione bellica e al sostegno all’industria della difesa. Un’inversione culturale che, secondo i manifestanti, rischia di snaturare la funzione pubblica e critica dell’accademia, trasformando la ricerca in uno strumento subordinato agli interessi militari ed economici.
Assemblee, cortei e lezioni all’aperto: la protesta a Napoli
Nel capoluogo campano, la giornata di agitazione comincerà sin dal mattino. Previsti volantinaggi, blocchi simbolici delle attività didattiche e iniziative in diversi dipartimenti delle università cittadine. Le aule si svuoteranno, ma cortili e piazze universitarie torneranno a riempirsi con lezioni pubbliche e discussioni aperte.
Alle 11.30, presso la sede centrale dell’Università Federico II in Corso Umberto, si terrà un’assemblea sindacale aperta a tutte le componenti dell’università: studenti, ricercatori, docenti, personale tecnico-amministrativo e collettivi solidali. L’incontro sarà seguito da un pranzo sociale e da una serie di azioni comunicative per proseguire la mobilitazione lungo tutta la giornata.
“Un’università libera non subalterna alle logiche del mercato e della guerra
Dietro lo sciopero del 12 maggio c’è un’idea alternativa di università: non più subordinata alle logiche del mercato o della guerra, ma al servizio delle comunità, dei territori e della formazione di un pensiero critico. “Siamo lavoratrici e lavoratori che rivendicano diritti e dignità, economica, giuridica e contrattuale – si legge nell’appello diffuso dai promotori – ma anche un’università libera, laica e femminista”.
Il movimento invita tutti i membri della comunità universitaria a sostenere la protesta astenendosi dalle attività didattiche e di ricerca, spostando le lezioni all’aperto e raccontando le ragioni della mobilitazione. È disponibile anche un vademecum per partecipare in modo consapevole e organizzato.
La giornata del 12 maggio sarà quindi uno snodo importante per i precari della ricerca e dell’università, ma anche un momento di riflessione più ampia sul futuro del sapere pubblico in Italia
Alma
