Retroscena a Napoli: tra passerelle istituzionali per l’America’s Cup e cantieri comunali aperti sotto il sole rovente in palese violazione delle norme
39 gradi all’ombra, l’asfalto che fonde e un’ordinanza regionale chiara: stop ai lavori edili nelle ore più calde per evitare malori e tragedie annunciate. Una tutela fondamentale, per la quale le imprese possono richiedere la cassa integrazione guadagni (CIG) per cause meteorologiche. Ma la teoria, a Napoli, sembra valere solo a favore di telecamera.

Ieri a Bagnoli è andato in scena il consueto teatrino delle grandi occasioni. Il “Camper della sicurezza” di Formedil Napoli – ente bilaterale gestito da costruttori (ACEN) e sindacati di categoria (Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil) – si è accampato vicino alle “opere a mare” destinate ad accogliere la 38ª America’s Cup.
Sorrisi, strette di mano e dichiarazioni solenni. A fare da cornice all’inaugurazione dell’aula mobile c’era il gotha delle istituzioni: il Ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti, il Prefetto di Napoli Michele Di Bari e lo stesso Sindaco Gaetano Manfredi, insieme ai rappresentanti dei costruttori e dei sindacati edili. Tutti uniti nel firmare e celebrare i Protocolli d’intesa per la legalità e la sicurezza. “Portiamo la formazione dove serve, vicino alle imprese e ai lavoratori”, recita trionfalmente il post social dell’ente bilaterale.
A 500 metri dalla passerella, la realtà dei fatti
Peccato che la realtà sia molto meno patinata. A soli cinquecento metri da quel camper arancione, venti operai edili stavano lavorando sotto un sole cocente e temperature da bollino rosso. L’ente appaltante? L’Amministrazione Comunale di Napoli. La stessa guidata dal primo cittadino che sorrideva a pochi passi di distanza di fronte ai fotografi.
L’azienda che eseguiva i lavori stava platealmente violando l’ordinanza a tutela della salute dei lavoratori. Nessuna sospensione delle attività, nessuna richiesta di cassa integrazione per eventi meteorologici. Solo braccia che si muovevano sotto il solleone per portare a termine l’opera nei tempi preposti.

Le domande che restano senza risposta
È qui che il cortocircuito etico e politico si fa inaccettabile. Dove guardava il camper della sicurezza? Perché il mezzo mobile di Formedil, nato proprio per tutelare i lavoratori sul campo, non ha percorso quei 500 metri per intervenire, fare le dovute prescrizione all’impresa e chiedere la sospensione immediata dei lavori? La tutela del lavoratore edile dal caldo estremo rientra nella sfera di applicazione del Decreto Legislativo 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza). In particolare, il rischio da stress termico (caldo intenso, esposizione al sole, umidità elevata) deve essere gestito nell’ambito degli obblighi generali di prevenzione e protezione previsti dal decreto.
Nel settore edile questi obblighi assumono particolare rilievo perché molte attività si svolgono all’aperto e con elevato impegno fisico. Il datore di lavoro e il committente devono valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli derivanti dalle alte temperature e aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) quando emergono nuovi rischi o cambiano le condizioni di lavoro

L’assordante silenzio dei sindacati e delle istituzioni. Ministro, Prefetto, Sindaco e segretari sindacali sono arrivati sul posto percorrendo le medesime strade. Com’è possibile che nessuno abbia notato quegli operai con la testa sotto il sole a 39 gradi?
La sicurezza nei luoghi di lavoro non si fa con i gazebo, con i nastri da tagliare o con i post celebrativi su Facebook. Si fa vigilando ogni giorno, applicando le regole e fermando i cantieri quando la vita umana viene messa a rischio.
Finché la “sicurezza” resterà solo uno sfondo fotografico per la propaganda della grande opera di turno, mentre a poche decine di metri si ignora il mancato rispetto della salute sotto il solleone, la parola “legalità” continuerà a suonare come un’amara presa in giro per chi nei cantieri ci sputa il sangue davvero.
Ciro Crescentini
