Dopo la nuova ordinanza per piazza Bellini, il collettivo denuncia il rischio di una “desertificazione” del centro storico
Dal 29 luglio al 29 novembre 2026 saranno in vigore nuove misure per il contenimento dell’inquinamento acustico e la tutela della quiete pubblica nell’area di piazza Bellini e nelle strade limitrofe del centro storico di Napoli. Il provvedimento, adottato con ordinanza sindacale, arriva dopo i monitoraggi effettuati dall’ARPAC e le pronunce del Tribunale di Napoli, che hanno evidenziato il persistente superamento dei limiti di rumorosità, soprattutto nelle ore serali e notturne.
Secondo l’amministrazione comunale, l’obiettivo è quello di conciliare le esigenze delle attività economiche e della socialità con il diritto al riposo dei residenti, intervenendo sui fenomeni di aggregazione considerati la principale causa del disturbo acustico nell’area.
L’ordinanza introduce una serie di limitazioni che interesseranno tutte le attività commerciali, artigianali e i pubblici esercizi presenti nella zona, compresi i distributori automatici. Fino al prossimo 29 novembre sarà vietata la vendita e la somministrazione per asporto di bevande alcoliche e analcoliche nella fascia oraria compresa tra le 22.30 e le 6 del mattino successivo. Gli esercizi commerciali dovranno inoltre chiudere all’1.00 dalla domenica al giovedì e alle 2.00 il venerdì e il sabato. In entrambi i casi sarà concessa una tolleranza di trenta minuti esclusivamente per consentire il ricovero delle attrezzature e la pulizia dei locali, mentre la riapertura delle attività sarà consentita a partire dalle ore 6.00.
Alla scadenza dell’ordinanza, fissata per il 29 novembre, l’ARPAC effettuerà un nuovo monitoraggio acustico per verificare l’efficacia delle misure adottate.
Il provvedimento ha però suscitato immediate critiche e alimentato il dibattito sul futuro del centro storico cittadino. Tra le voci più dure c’è quella di Civico 7 Liberato, che in una nota contesta la strategia dell’amministrazione comunale. “Il Centro Storico di Napoli è in preda al delirio legislativo. Da diversi mesi l’Amministrazione Comunale sforna delibere e ordinanze di vario tipo, con l’intenzione di ‘regolamentare la movida e le attività commerciali del centro storico’. La dichiarata logica che sottende queste ordinanze, tutte di tipo restrittivo, è che l’intrattenimento nelle piazze, nelle strade, ai bar o in altri luoghi è la causa scatenante degli episodi di violenza che frequentemente si verificano in queste aree della città”, scrive l’associazione.
Pur riconoscendo la presenza di criticità, il collettivo invita a non semplificare un fenomeno che ritiene molto più complesso. “Non saremo certo noi a negare che esiste un problema, culturale e sociale in primis, di relazioni e comportamenti spesso irrazionali tra le fasce giovanili e non solo. Una questione complessa però, che è strutturale in tutte le aree metropolitane, come dimostrano anche altri episodi di cronaca di questi giorni. Un tema che occorrerebbe interpretare in tutta la sua contraddittorietà e complessità, privilegiando comunque l’implementazione dei servizi sociali, delle politiche culturali e contrastando i veri fattori di speculazione economica che attanagliano il Centro Storico.”
Secondo Civico 7 Liberato, anticipare la chiusura dei locali non rappresenta una risposta efficace ai problemi di sicurezza e convivenza urbana. “Siamo convinti che la violenza, le sparatorie e gli altri comportamenti assurdi che si determinano in questi contesti urbani non possono essere risolti anticipando la chiusura dei bar e desertificando piazze e strade. In questo modo si offre solo spazio alla criminalità, alla cultura della paura e si impoverisce culturalmente la città.”
Nella nota viene richiamato anche il recente ferimento di Germano, barman del locale Buco Pertuso, avvenuto in via San Sebastiano, episodio che ha preceduto l’emanazione dell’ultima ordinanza. “Crediamo quindi, anche a fronte dell’ultima Ordinanza che segue il ferimento avvenuto a via San Sebastiano del giovane Germano, barman del locale Buco Pertuso, che il Centro Storico di Napoli necessiti di lavoro pulito e tutelato da parte delle tante lavoratrici e dei tanti lavoratori della notte, di implementazione delle attività culturali autogestite, dove possano trovare spazio ed espressione tanti giovani tagliati fuori dai cosiddetti ‘circuiti ufficiali’.”
Il documento si conclude con un appello a ripensare il modello di convivenza e di socialità nel cuore della città. “Ma soprattutto siamo convinti che ci sia bisogno di ricostruire una cultura dell’aggregazione, dell’incontro e dello stare assieme che rifugga dai codici irrazionali della violenza, del sessismo e della sopraffazione individuale. Una cultura che, come collettivo e come Civico 7 Liberato, perseguiamo da anni promuovendo nei nostri spazi aggregazione, presentazioni di libri, proiezioni cinematografiche, spettacoli teatrali, concerti e serate musicali, mostre d’arte e dibattiti.”
L’ordinanza resterà in vigore per quattro mesi. Solo al termine del nuovo monitoraggio acustico disposto dall’ARPAC sarà possibile valutare se le restrizioni avranno raggiunto l’obiettivo di ridurre l’inquinamento sonoro senza compromettere la vivibilità, il tessuto economico e la vitalità culturale di uno dei luoghi più frequentati e simbolici del centro storico di Napoli.
Ciro Crescentini
